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Cari bibliotecari, siate audaci!

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In vista del convegno “Sfide e alleanze tra Biblioteche e Wikipedia” che si terrà venerdì 10 novembre alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze abbiamo intervistato alcuni dei relatori e soci WIkimedia Italia che interverranno nell’ambito dell’iniziativa.
Qui di seguito riportiamo i contenuti di una nostra chiacchierata con Bianca Gai, che a Firenze parlerà del futuro lavoro sui progetti Wikimedia che intraprenderà l’Università di Torino, con cui Wikimedia Italia ha recentemente stretto una convenzione.


I progetti Wikimedia rappresentano un’opportunità non solamente per le biblioteche pubbliche, come ci ha raccontato Eusebia Parrotto la scorsa settimana, ma anche per le biblioteche accademiche.
In particolare – ci racconta Bianca Gai, della Biblioteca Digitale dell’Università di Torino – i “wiki” possono essere utili al mondo dell’accademia per adempiere, insieme alle tradizionali attività di ricerca e didattica, alla sempre più rilevante “terza missione”, ossia la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze a beneficio dell’intera società civile.
Gli Atenei che desiderano lavorare per essere davvero “aperti” e accessibili hanno davanti molteplici opzioni grazie ai progetti Wikimedia, prosegue Bianca: si può scegliere di mettere a disposizione materiale digitalizzato su Wikisource o Wikimedia Commons, di condividere metadati su Wikidata, di migliorare le voci Wikipedia attraverso fonti aperte, supportando la pubblicazione dei risultati della ricerca accademica in Open Access e Open Data.
Bisogna essere onesti, il percorso non sarà sempre facile – continua Bianca – Ad esempio, alcuni cataloghi e repository, per incertezze giuridiche o semplicemente per consuetudine, applicano anche a risorse bibliografiche in pubblico dominio licenze chiuse che risultano non compatibili con i progetti Wikimedia.
Il primo passo per superare questi ostacoli è diventare i primi promotori del cambiamento: iniziare a contribuire ai progetti Wikimedia ove possibile, in modo da mostrare alla comunità professionale e ai suoi interlocutori politici quali possono essere i vantaggi di questa collaborazione, creando così una massa critica tale da cambiare alcune prassi. Bisogna essere bibliotecari audaci – dice Bianca – facendo proprio il motto della comunità Wikimediana “BE BOLD!”
Le esperienze a cui ispirarsi non mancano: un esempio è quello della Biblioteca Nazionale del Galles, che oltre ad aver reso disponibili con licenza libera su Wikimedia Commons oltre 4.000 immagini dal proprio archivio ha liberato anche su Wikidata i metadati connessi ai file multimediali, abilitando chiunque ad ottenere un grande numero di informazioni sulla collezione – di tipo descrittivo ma anche semantico – in modo estremamente più semplice e intuitivo.
Ad esempio, oggi con un click chiunque può risalire alle coordinate geografiche del luogo raffigurato o vedere che l’archivio comprende 158 immagini che raffigurano persone che pescano, 101 che rappresentano pecore e solamente due che rappresentano una battuta di caccia alla volpe.
Un progetto come quello della Biblioteca del Galles, se esteso al patrimonio bibliografico delle nostre biblioteche, consentirebbe di estrarre in profondità e rendere disponibile sul web la conoscenza racchiusa dai libri – commenta Bianca  – un’attività fondamentale per i bibliotecari.
Ma non solo. I progetti Wikimedia, a differenza di altre operazioni di digitalizzazione, permettono di coinvolgere una comunità di persone di provenienza e competenze diverse intorno a un ideale e a progetti condivisi: il “calore” della partecipazione comunitaria è forse la cifra che contraddistingue e rende unici i wiki.
Perciò siate audaci, cari bibliotecari: contribuire ai wiki è il modo più immediato per diffondere e rendere accessibile la conoscenza.

Nell’immagine: una visualizzazione dei metadati caricati su Wikidata dalla Biblioteca Nazionale del Galles. Fonte: https://blog.wikimedia.org/2016/11/05/wikidata-visiting-scholar-art-dataset/

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