FOSS4G-it & OSMit 2026: tre giorni per riflettere sul valore sociale, ambientale e umanitario dei dati aperti

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FOSS4G-it & OSMit 2026: tre giorni per riflettere sul valore sociale, ambientale e umanitario dei dati aperti

La Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento ha ospitato FOSS4G-it & OSMit 2026, l’appuntamento italiano dedicato al software geografico libero, ai dati geospaziali aperti e alla comunità di OpenStreetMap. Organizzato dall’Università di Trento insieme a GFOSS.it e Wikimedia Italia, l’evento ha riunito ricercatori, professionisti, sviluppatori, pubbliche amministrazioni e volontari per confrontarsi sulle applicazioni più innovative delle tecnologie geospaziali open source. 

Il programma si è articolato in tre giornate, ciascuna con una propria identità: il 9 luglio è stato dedicato ai workshop pratici, il 10 luglio alle sessioni e alle presentazioni del convegno, mentre sabato 11 luglio si è svolta la giornata comunitaria di OSMit, interamente costruita dai contributi della comunità OpenStreetMap italiana. Workshop, presentazioni, keynote e momenti di confronto hanno mostrato come software libero e dati aperti siano ormai strumenti fondamentali in ambiti che spazianodalla ricerca scientifica alla pianificazione urbana, dalla cooperazione internazionale alla gestione del rischio.

Quando OpenStreetMap diventa uno strumento per prendere decisioni 

Uno degli aspetti più interessanti emersi durante il convegno è stato il ruolo di OpenStreetMap come infrastruttura dati capace di sostenere attività molto diverse tra loro, accomunate dall’utilizzo di informazioni geografiche aperte e collaborative. 

Dalla valutazione del rischio naturale…

Nella sessione “Analisi quantitativa del rischio da frana: un framework integrato in QGIS tramite i Plugin QPROTO, GeoHazard e QRADE”, Stefano Campus (GFOSS.it), Andrea Filipello (GFOSS.it), Marta Castelli (Politecnico di Torino) e Seyedmostafa Moeini (Politecnico di Torino) hanno presentato un sistema che utilizza i dati di OpenStreetMap per identificare automaticamente edifici, infrastrutture e servizi presenti nelle aree esposte a frane.

«OpenStreetMap (OSM) è una mappa “fatta dalle persone”, libera e sempre aggiornata, che si sta rivelando preziosissima per capire quali edifici, strade e strutture sono a rischio (ad esempio da frane o caduta massi). Il plugin QRADE per QGIS usa proprio i dati di OSM per riconoscere automaticamente case, scuole, ospedali e strade, capendo anche quanto ciascuno di questi elementi sia “delicato” da proteggere: una scuola è più importante di un garage!

 Il grande vantaggio è che questi dati sono disponibili liberamente in tutto il mondo, quindi lo stesso metodo può essere applicato ovunque, con grande rapidità e senza dover accedere a mappe proprietarie e costose. In pratica si riducono tempi, costi e lavoro manuale e si possono valutare gli impatti sugli elementi del territorio e sulle persone. Certo, il metodo funziona bene se i dati sono inseriti con cura, quindi qualche controllo va sempre fatto a mano. Resta comunque uno strumento veloce e utile per una prima valutazione del rischio su un territorio, da approfondire poi con analisi puntuali più dettagliate.» Stefano Campus (GFOSS.it), Marta Castelli (Politecnico di Torino), Andrea Filipello (GFOSS.it), Seyedmostafa Moeini (Politecnico di Torino)

FOSS4G-IT – OSMit 2026 – AM 17 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

…alla costruzione di mappe sempre migliori 

Durante il workshop “Mapping Party OpenStreetMap”, Chiara Angiolini e Gennaro Pesce  di TomTom hanno mostrato come la qualità delle mappe dipenda innanzitutto dalla collaborazione tra comunità, istituzioni e aziende. 

«Dietro ogni mappa ci sono dati, ma soprattutto persone e comunità che contribuiscono a renderla più accurata, aggiornata e utile. Per TomTom, collaborare con OpenStreetMap significa prendere parte a un ecosistema in cui conoscenza, esperienza locale e responsabilità condivisa si uniscono per costruire mappe migliori.

TomTom sostiene la OpenStreetMap Foundation e la crescita della community attraverso eventi, momenti di confronto e attività pratiche di mapping. I mapping party offrono occasioni concrete per migliorare la qualità del dato e diffondere una cultura del dato libero più consapevole, accessibile e inclusiva.

In Italia, questo impegno si concretizza in iniziative che mettono insieme formazione, territorio e collaborazione, tra cui: mappature dei piccoli comuni montani nel 2023; progetto di mappatura rivolti alle scuole superiori nell’area di Verbania nel 2024-2025; progetti di mappatura lungo il tracciato del Giro d’Italia nel 2024, 2025 e 2026; progetti di mappatura dell’accessibilità pedonale con il Politecnico di Torino nel 2026 e con la città di Milano nel 2024.» Chiara Angiolini (Partner Development Manager presso TomTom)

FOSS4G-IT – OSMit 2026 – AM 152 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dati aperti per città più vivibili

Nel contributo “Dati aperti per calcolare la regola 3-30-300 a scala di edificio nelle città metropolitane italiane”, Piergiorgio Cipriano (Deda Next) ha presentato un’applicazione che utilizza OpenStreetMap come base informativa per valutare la qualità del verde urbano. L’analisi applica la cosiddetta regola 3-30-300, misurando la visibilità degli alberi, la copertura arborea del quartiere e la presenza di un’area verde raggiungibile entro 300 metri da ogni edificio.

«In Deda Next usiamo OpenStreetMap come base aperta e gratuita per leggere le città e misurare la prossimità ai servizi e al verde urbano (… e alcuni di noi contribuiscono attivamente come mappatori volontari). 
Con i dati di OSM calcoliamo la regola “3-30-300” a livello di edificio o indirizzo: visibilità degli alberi, copertura arborea del quartiere e accesso a un’area verde entro 300 metri. Aiutiamo così a colmare la mancanza di una fotografia oggettiva e confrontabile del verde urbano, che senza dati aperti sarebbe costosa e limitata a poche città.


Per le amministrazioni significa scegliere meglio dove piantare alberi o creare parchi con criteri equi e trasparenti; per i cittadini, significa vivere in quartieri più sani, freschi e vivibili. L’impatto è civile e sociale: rendiamo visibili le disuguaglianze tra centro e periferia e offriamo strumenti accessibili per progettare città più giuste e resilienti al cambiamento climatico.» Piergiorgio Cipriano (Information System Project Manager presso Deda Next)

FOSS4G-IT – OSMit 2026 – AM 48 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’utilità di OpenStreetMap nelle emergenze umanitarie

Un’altra testimonianza significativa è arrivata da Irene Freni (GIS Centre di Médecins Sans Frontières), durante l’intervento “Il GIS Centre di Médecins Sans Frontières e l’openness”. Quando Medici Senza Frontiere avvia un progetto in un nuovo Paese, le mappe disponibili sono spesso incomplete o poco affidabili. In questi contesti OpenStreetMap rappresenta una risorsa fondamentale perché offre dati geografici aperti, aggiornabili e disponibili anche in aree non coperte dai tradizionali database commerciali.

«Cosa succede quando Medici Senza Frontiere (MSF) apre un progetto in un nuovo paese o una nuova regione dove non ha mai lavorato prima? In genere le missioni chiedono a noi del servizio GIS delle mappe per sapere nel dettaglio dove si trovano i beneficiari da raggiungere e come farlo nella maniera più efficiente possibile. In molti dei posti in cui lavoriamo però, le mappe disponibili sono parziali e di pessima qualità e il rischio è di fornire alle Operazioni informazioni inesatte. In una situazione di emergenza come quelle a cui MSF spesso risponde, questo è un rischio che non si può correre: ogni ora conta. 

OpenStreetMap (OSM) ha un ruolo essenziale nel nostro lavoro. Essendo il più grande database geografico libero e collaborativo, la sua copertura dati non è guidata da agende commerciali o economiche e spesso i contesti in cui MSF opera sono lì ben mappati. Quei dati, resi disponibili in OSM per chiunque ne abbia bisogno, sono indispensabili per MSF, per la produzione di mappe di qualità. A volte però succede di imbattersi in un luogo remoto ancora non coperto neanche in OSM. Ed è allora che attraverso il progetto Missing Maps, tramite delle immagini satellitari ad alta risoluzione, una rete di volontari in remoto, riesce a produrre in tempi brevi dati geografici preziosissimi: dove sono gli edifici, le strade, i villaggi. Quegli edifici, quei villaggi messi su carta, si trasformano rapidamente in beneficiari da curare, nei volti di pazienti di MSF.

E quei dati geografici nuovi sono immessi in OSM perché siano li, liberi, a disposizione della comunità e di chi ne avrà bisogno.» Irene Freni (Intersectional GIS Advisor | GIS Centre presso Médecins Sans Frontières)

FOSS4G-IT – OSMit 2026 – AM 93 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Rendere visibili le comunità senza accesso all’energia

Con il contributo “Distributed Renewable Energy (DRE) Atlas: dati geospaziali per l’accesso all’energia”, Giorgio Basile (@VIDA) ha mostrato come OpenStreetMap sia alla base del DRE Atlas, uno strumento che supporta l’iniziativa internazionale Mission 300, finalizzata a portare l’accesso all’energia a oltre 300 milioni di persone entro il 2030. 

«OpenStreetMap è alla base del DRE Atlas e di molti altri progetti che colmano il “data gap” sull’accesso all’energia, a supporto dell’iniziativa Mission 300, che punta a connettere oltre 300 milioni di persone entro il 2030 in Africa subsahariana e non solo.


Poiché i dati ufficiali sulla posizione e la dimensione delle comunità potenzialmente elettrificabili sono difficili da reperire, OpenStreetMap è una fonte fondamentale sulla presenza di edifici e, dunque, di insediamenti umani; consente inoltre di individuare, tra le altre cose, strutture ospedaliere e scolastiche, strade principali e hub regionali nelle vicinanze, tutti indicatori di sostenibilità economica e sociale per la pianificazione e la realizzazione di infrastrutture energetiche distribuite e rinnovabili.


Senza una fonte aperta e globale come OpenStreetMap, molte di queste comunità resterebbero invisibili sulle mappe e quindi tagliate fuori dagli investimenti in grado di avere un impatto reale sul loro sviluppo.» Giorgio Basile (Geospatial Data Engineer presso @VIDA)

FOSS4G-IT – OSMit 2026 – AM 83 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Una comunità che produce conoscenza aperta 

Le esperienze presentate durante FOSS4G-it & OSMit 2026 raccontano applicazioni molto diverse tra loro, ma condividono un elemento comune: il valore dei dati aperti costruiti collettivamente.

Dalla prevenzione dei rischi naturali alla pianificazione urbana, dalla cooperazione internazionale all’accesso all’energia, OpenStreetMap continua a dimostrare come una mappa collaborativa possa trasformarsi in un’infrastruttura di conoscenza al servizio della ricerca, delle istituzioni e della società.

Proprio questo è il messaggio emerso con forza: investire nella conoscenza libera significa costruire strumenti condivisi capaci di generare impatto ben oltre il mondo della cartografia.

Clicca qui per visualizzare tutte le immagini di FOSS4G-it & OSMit 2026 su Wikimedia Commons

Immagine in evidenza: FOSS4G-IT – OSMit 2026 Foto di gruppo 8 di Adriana Marino (WMIT), CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons