Aspettando State of the Map 2018. Pubbliche amministrazioni e OpenStreetMap: si può fare!

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Aspettando State of the Map 2018. Pubbliche amministrazioni e OpenStreetMap: si può fare!

Dal 28 al 30 luglio il Politecnico di Milano ospiterà State of the Map 2018, il raduno mondiale della comunità OpenStreetMap. La tre giorni sarà ricca di interventi di mappatori, ricercatori e aziende che racconteranno ai partecipanti come utilizzano la mappa libera e quali opportunità individuano nella piattaforma.
Abbiamo intervistato Roberta Castelli, di 5T srl, società in-house di Città di Torino, Gruppo Torinese Trasporti, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino che opera nel campo dei sistemi ITS (Intelligent Transport Systems) e dell’infomobilità, a cui abbiamo chiesto qualche anticipazione sull’intervento che si terrà lunedì 30 luglio alle 14:00 in Sala S.0.2.

Ciao Roberta, piacere di fare la tua conoscenza. Raccontaci quando e come è nato il rapporto tra 5T e la comunità OpenStreetMap.

Abbiamo iniziato a lavorare su OpenStreetMap tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014: tutto è nato dal bisogno di Città di Torino e della Città metropolitana di Torino di realizzare un nuovo servizio di calcolo percorsi per la mobilità ciclabile.
A seguito di un’accurata valutazione del contesto, 5T ha deciso di sviluppare il servizio utilizzando il software libero OpenTripPlanner e OpenStreetMap come base cartografica. Per comprendere ed avvalerci al meglio delle piattaforme, ci siamo formati internamente e abbiamo sviluppato competenze specifiche legate all’uso della mappa libera. Una volta partiti, non ci siamo più fermati.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a scegliere OpenStreetMap? Si tratta di un ragionamento di tipo “ideologico” o ritieni ci siano anche dei vantaggi pratici legati a questa scelta? Se sì, quali?

In parte, la decisione è ideologica: lavorando con gli enti pubblici è importante trovare soluzioni open che possano andare a vantaggio di tutti, non solo dei cittadini ma anche delle altre pubbliche amministrazioni.
La nostra scelta si fonda però anche su motivazioni più concrete: utilizzare OpenStreetMap e OpenTripPlanner ci ha consentito di avere maggiore controllo sulle tecnologie che abbiamo sviluppato e fornire al nostro cliente più garanzie sui servizi offerti.
Inoltre, scaricando quotidianamente i dati geografici dalla piattaforma OSM, possiamo contare su una base cartografica aggiornata quasi in tempo reale dagli utenti, che tiene conto di gran parte delle variazioni sulla mobilità, anche quelle temporanee. Anche noi stessi contribuiamo a modificare e arricchire la piattaforma sulla base delle segnalazioni che riceviamo dai cittadini o dei nostri monitoraggi (io stessa ho contribuito ad OSM con oltre 4500 modifiche!).
L’utilizzo di OpenStreetMap apre anche una strada per stimolare la cittadinanza attiva: nel 2017 abbiamo organizzato un mapping party, insieme a Ithaca, coinvolgendo i cittadini nell’attività di mappatura della città, concentrandoci in particolare sulla mobilità urbana. L’incontro è stato molto apprezzato e intendiamo replicare l’appuntamento anche quest’anno.
Infine, sviluppare in-house competenze specifiche sulle piattaforme di mappatura libera ci ha consentito di caratterizzare la nostra offerta e proporre soluzioni innovative per l’infomobilità anche ad altri enti: quando il contesto lo consente, siamo sempre felici di lavorare con OpenStreetMap

Sappiamo che sarai presente al prossimo State of the Map con un intervento sul vostro progetto sviluppato con Ithaca a Yangon, in Birmania. Senza svelarci troppo, potresti anticiparci qualcosa sul progetto?

A State of the Map parteciperemo con un intervento di respiro internazionale raccontando la nostra esperienza in Birmania con Ithaca per il progetto “SUMP – Sustainable Urban Mobility Planning”, finanziato dal programma EuropeAid dell’UE.
Si tratta di un’esperienza di cooperazione tra le città di Torino e Yangon, per cui ci è stato chiesto di “esportare” e provare ad applicare il modello che abbiamo sviluppato per la mobilità torinese alla grande città birmana.
È stata un’esperienza sfidante, perché ci ha portato a lavorare nel contesto in continua evoluzione di un Paese emergente, appena uscito da una lunga dittatura: alcuni dei servizi – tra cui il trasporto collettivo pubblico – sono nati e si sono strutturati parallelamente allo sviluppo del progetto.
Per Yangon abbiamo creato dei GTFS a partire da OpenStreetMap per alimentare il loro servizio di infomobilità, adattando al contesto il modello sviluppato per Torino: nei due anni e mezzo di progetto abbiamo trasferito gran parte delle nostre competenze ai funzionari tecnici birmani e abbiamo anche organizzato una maratona di mappatura coinvolgendo diverse associazioni e gli studenti dell’Università.
A distanza di un anno dal termine del progetto, abbiamo notato che diverse persone – tecnici e studenti – stanno proseguendo in autonomia all’aggiornamento della mappa: speriamo di aver avviato un processo positivo di collaborazione e partecipazione.

Consigli ad altre aziende di seguire la vostra stessa scelta? Quali settori a tuo avviso potrebbero avere più vantaggi dallo scegliere OpenStreetMap?

La prima cosa che mi verrebbe da dire alle pubbliche amministrazioni è…si può fare! Forse OpenStreetMap non è la soluzione ideale per tutti, ma in certi contesti è facilmente applicabile e dà risultati molto soddisfacenti. Altri settori che potrebbero trarre opportunità dall’utilizzo di OSM sono quello delle utilities e il turismo.

Grazie Roberta, ci vediamo a State of the Map!

Nell’immagine: Roberta Castelli per State of the Map 2018. Grafica di Francesca Ussani (WMIT), CC BY-SA 4.0

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