Altroconsumo e la class action contro Facebook: una battaglia per la tutela dei diritti digitali e il riconoscimento del valore economico dei dati personali

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Altroconsumo e la class action contro Facebook: una battaglia per la tutela dei diritti digitali e il riconoscimento del valore economico dei dati personali

Rivoluzione digitale. Protezione e possesso dei dati personali degli utenti. Riconoscimento del valore economico dei big data. Sono questi i tre pilastri sui quali Altroconsumo ha fondato l’architrave della propria battaglia a difesa dei diritti digitali.
Una battaglia che getta le basi nella campagna My Data Is Mine (I miei dati contano) del 2017 e che è proseguita fino ad oggi con la class action lanciata contro Facebook per uso dei dati personali a fini commerciali, senza esplicita acquisizione del consenso degli utenti.
A partire dai primi anni Duemila, la digitalizzazione dei servizi ha generato uno slancio competitivo di cui i consumatori italiani ed europei hanno potuto beneficiare in termini di diminuzione dei prezzi e di incremento del tasso di competitività tra le imprese.
Tuttavia, a partire dallo scandalo Cambridge Analytica in avanti, stiamo assistendo a un sempre crescente squilibrio nell’ecosistema digitale in termini di benefici economici tangibili che i consumatori riescono a trarre dal mercato. Si tratta di una significativa e preoccupante riduzione delle dinamiche competitive che, a sviluppo tecnologico rimasto esponenziale, ha innescato un preoccupante decremento del valore aggiunto trasferito ai consumatori finali da parte dei grandi player di Internet.
Le ragioni di questo squilibrio sono inevitabilmente legate al valore economico dei dati personali per il modello di capitalismo digitale contemporaneo, basato sullo sfruttamento, non più esclusivo della forza lavoro, ma della nuova benzina di cui necessita la macchina economica contemporanea: i dati personali e i big data, appunto.
Sono queste le ragioni per le quali Altroconsumo è sceso in campo con una battaglia che vede nella difesa dei diritti digitali degli utenti e nel riconoscimento del valore economico dei dati gli elementi cardine di un necessario cambio di paradigma nella relazione consumatori-imprese-istituzioni.
Riteniamo infatti di fondamentale importanza che i consumatori, unici veri possessori dei propri dati personali, possano (debbano!) beneficiare di parte dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei dati da parte delle aziende.
Il momento di maggiore importanza della nostra battaglia si sostanzia nel lancio della campagna contro Facebook il 30 maggio 2018, a cui è seguita, il 10 ottobre – sei mesi dopo lo scandalo Cambridge Analytica – la notifica dell’atto presso il Tribunale di Milano con cui è iniziato formalmente l’iter giudiziario della nostra class action contro il colosso di Menlo Park.
Altroconsumo contesta la violazione della legge sulla privacy e ravvisa una pratica commerciale scorretta da parte del social network per non aver informato in modo chiaro e adeguato gli utenti registrati circa la raccolta e l’utilizzo per finalità informative e/o commerciali dei dati personali, così come rilevato anche dall’Antitrust ad esito di un procedimento che si è concluso con una sanzione di 10 milioni di euro al social network (attualmente pendente presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio).
La richiesta di Altroconsumo è di un risarcimento di oltre 285 euro per i danni subiti da ciascun iscritto, per ogni anno di registrazione a Facebook: vale a dire il mancato guadagno del consumatore dovuto allo sfruttamento economico dei dati personali da parte del social network statunitense e per l’indebito utilizzo di informazioni riservate e dei dati per finalità commerciali.
La battaglia legale, oltre che da Altroconsumo, è portata avanti anche dai partner del network Euroconsumers, la rete di organizzazioni europee impegnate a loro volta in un braccio di ferro per il riconoscimento del valore economico dei dati e per la difesa dei diritti digitali degli utenti. Test-Achats in Belgio, Ocu in Spagna, Deco in Portogallo, da ormai due anni si battono nelle aule di Tribunale per ottenere il legittimo risarcimento nella class action contro Facebook.
Un primo, importante, risultato è stato ottenuto in Spagna: lo scorso 9 luglio 2019, infatti, il Tribunale di Madrid ha ritenuto ammissibile la class action lanciata da Ocu contro il social network di Mark Zuckerberg.
Sul fronte italiano, invece, Altroconsumo – forte dei 110.000 consumatori iscritti all’azione – è ancora in attesa del pronunciamento da parte del Tribunale di Milano (la prima udienza è fissata proprio per domani, 10 ottobre 2019).
Come principale organizzazione di consumatori in Italia, membro di Euroconsumers, del BEUC (l’Organizzazione europea dei consumatori) e di Consumers International, Altroconsumo è profondamente convinta che solo attraverso una sinergia tra i principali attori del mercato, sarà possibile favorire la trasformazione dall’attuale modello economico basato sul mero sfruttamento dei dati degli utenti da parte delle aziende, in una nuova e compiuta economia dei dati.
Continueremo a lavorare per la realizzazione di un ecosistema digitale equilibrato, basato sul rispetto dei diritti digitali degli utenti e sulla condivisione dei benefici economici derivanti dall’utilizzo dei dati degli utenti stessi – senza i quali oggi non è possibile sviluppare alcun prodotto o servizio.

A cura di Fabio Tumminello, Public Affairs Officer di Altroconsumo

Nell’immagine: I padri fondatori e la privacy online, una originale ri-edizione del dipinto “Declaration of Independence” del pittore americano John Trumbull a cura di Matt Shirk, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

1 Comment

  1. Federico Leva ha detto:

    Sono molto contento di avere un aggiornamento da Altroconsumo qui su questa iniziativa fondamentale a difesa della privacy!

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