Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili - Wikimedia Italia

Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili

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Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili

-La lezione di Internet per le città-

Rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili potrebbe sembrare quasi un paradosso storico, la città infatti è un’entità comunitaria che nasce e si sviluppa proprio su questi quattro pilastri:

  • inclusività, necessaria per avere una popolazione numerosa e variegata in modo da avere una florida prospettiva sia commerciale che culturale;
  • sicurezza, quello che inizialmente cercavano i cittadini che lasciavano le campagne (non essere da soli di fronte ai pericoli ed avere la garanzia di una difesa della guardia cittadina) ed anche una sicurezza economica (chi si trasferisce in cerca di un lavoro e di prospettive di vita migliori);
  • la resilienza, avere e far parte di una comunità su cui contare diminuisce l’impatto di un danno;
  • la sostenibilità, le città sono nate perché vivere da soli o in pochi nella natura è sempre stato difficilmente sostenibile.

Saper mettere insieme le forze ha garantito standard di vita migliori, capaci appunto di sostenere la vita stessa e l’evoluzione dell’uomo. Certamente però, guardando la società di oggi, si può affermare che questi traguardi sono rimasti ancora degli ideali da raggiungere. Una persona qualunque che vive in un paese occidentale potrebbe argomentare in maniera valida che:

  • l’inclusività è solo effimera, infatti vengono perseguiti maggiormente (se non solo) gli interessi di pochi a scapito di minoranze, fasce deboli e soggetti fragili della popolazione;
  • non vi è sicurezza perché la criminalità e la violenza sono entrati troppo spesso all’interno anche delle istituzioni che dovrebbero proteggere i cittadini;
  • le infrastrutture che mantengono le città hanno resilienza pari a zero, la cronaca racconta quasi quotidianamente che con i primi segnali di maltempo le strade si allagano e i ponti crollano;
  • Non è più sostenibile vivere in città a causa dell’inquinamento acustico e ambientale. Inoltre è simbolo dell’insostenibilità poiché è solo luogo di consumo materiale spasmodico e non più terreno di produzione.

Già la modernizzazione e ancora di più il postmodernismo hanno contribuito a sviluppare la società in chiave più individualistica e scettica verso le grandi narrazioni (e quindi verso la coesione sociale).

Con il tempo sembrerebbe che si sia sgretolato il senso di comunità, quando per esso intendiamo: un gruppo di individui che occupa uno spazio ben definito e riconoscibile da terzi. Forse bisogna chiedersi se le città sono ancora comunità? Basta occupare uno spazio ben definito per avere appunto qualcosa in comune? Perchè in fondo parliamo di migliaia, milioni e a volte miliardi di abitanti. Cosa possono avere in comune così tante persone diverse per estrazione sociale, interessi, età, genere, etc..? Quali sono oggi i luoghi della socialità cittadina? Le piazze, i luoghi di aggregazione si sono trasferiti altrove: le discussioni dell’agorà e del foro si sono trasferite nei forum. Dalla sua nascita internet continua a crescere negli anni come numero di utenti, e questi utenti (diversi per estrazione sociale, interessi, età, genere, etc..) alla fine sono persone che parlano, discutono, comprano e vivono lo spazio virtuale. Se in passato vi era una contrapposizione tra realtà e virtuale: ormai è innegabile che la parte online è fondamentale ed integrata alla nostra vita offline. Non solo, lo spazio di discussione creatosi ha dato vita a nuovi discorsi prima impensabili: sta prendendo piede una coscienza e consapevolezza globale che era impossibile solo pochi anni anni fa. Affianco al citizen è arrivato il netizen ed internet è diventato un diritto umano perché tutte le persone dovrebbero essere autorizzate a connettersi ed esprimersi liberamente su online.

Internet ha fatto in modo che incontri e discussioni fossero su scala globale e le città (i paesi e tutti i conglomerati urbani) dovrebbero provare a puntare a ricreare questa rete anche nei loro territori, connettendo questo movimento globale anche ad una dimensione locale. Alla fine alla base di una città e di una community non vi dovrebbe essere appunto un senso di comunità, di partecipazione, di appartenenza?

Allora le città potrebbero innanzitutto provare a ricreare questo senso di partecipazione ed appartenenza riscoprendo e dandosi delle identità, a partire dai quartieri, per provare a stimolare un impegno civile e sociale dei cittadini anche offline.

Il contribuito di Wikimedia e di molte altre community on-line è un ottimo esempio e fonte d’ispirazione di come si possano davvero raggiungere questi quattro punti, con la consapevolezza che ovunque esistono sempre diritti, doveri e responsabilità. Internet ha contribuito e contribuisce ancora a fare dell’uomo un animale sociale e non solo un animale da social.

Edoardo Tallarico

Per saperne di più

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