La letteratura si svela con gli open data: l’esperienza dell’Università di Torino

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La letteratura si svela con gli open data: l’esperienza dell’Università di Torino

In vista del convegno “Sfide e alleanze tra Biblioteche e Wikipedia”, che si terrà venerdì 7 dicembre alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, abbiamo intervistato alcuni dei relatori e soci Wikimedia Italia che interverranno nell’ambito dell’iniziativa.
Qui di seguito riportiamo i contenuti di una nostra chiacchierata con Lianna Flavia D’Amato, umanista, utente attiva su Wikidata e socia Wikimedia Italia, vincitrice del bando pubblicato lo scorso aprile dall’Università di Torino per una collaborazione di tre mesi mirata a valorizzare il patrimonio letterario – umanistico della Biblioteca del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e di altre Biblioteche dell’ateneo e del territorio attraverso piattaforme digitali aperte, in particolare Wikidata e Wikisource (ne avevamo parlato qui).

Ciao Lianna, forse potremmo definirti una umanista col cuore scientifico? Raccontaci com’è avvenuto il tuo incontro con Wikidata e con il web semantico!

Tutto è nato al termine del mio tirocinio curriculare in biblioteca, quando iniziai a comprendere che amare la letteratura non significa solamente studiarla, ma anche sperimentare metodi innovativi per la conservazione e la valorizzazione di ciò che un’istituzione possiede.
Decisi dunque per la mia tesi di dedicarmi non allo studio di un argomento di letteratura quanto a indagare la figura dell’umanista digitale: un nuovo profilo professionale che si candidava a dedicarsi alla preservazione del patrimonio culturale attraverso nuovi metodi e strumenti tecnologici.
Il mio interesse si è sviluppato ulteriormente e ho deciso di seguire un percorso formativo che coniugasse il mondo culturale a quello informatico: è così che ho incontrato i Linked Open Data,  che ho scelto come argomento della mia  tesi specialistica, entrando in contatto diretto con Wikidata e le altre piattaforme di conoscenza libera.

Raccontaci del tuo lavoro in Università, su quali opere e attività ti sei concentrata?

Il lavoro rientra nel progetto di ricerca “Open Literature” promosso dal Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne, in collaborazione con la Sezione Servizi Bibliografici Digitali dell’Università di Torino. L’attività ha previsto in una prima fase un’analisi critica di materiali testuali conservati presso le biblioteche UniTO e di  immagini digitali disponibili in pubblico dominio concernenti la cultura torinese tra le due guerre, che testimoniano l’impegno di alcuni ambienti di intellettuali piemontesi per la promozione della letteratura e del teatro stranieri in Italia.
Questa analisi ha portato alla concettualizzazione di un modello, strutturato secondo i principi dei Linked Open Data, per la descrizione dei materiali e la pubblicazione di dati su Wikidata, in modo da farli dialogare con dati provenienti da altre fonti.
L’obiettivo finale è valorizzare il materiale posseduto dalle biblioteche UniTo e agevolarne la fruizione da parte di tutti gli utenti del Web, ma anche favorirne il riutilizzo per finalità di ricerca scientifica da parte della comunità accademica.
Le informazioni sono state strutturate e inserite su Wikidata, così che chiunque stia effettuando una ricerca relativa al panorama culturale italiano e internazionale tra le due guerre mondiali possa esplorare i dati, manualmente o attraverso query che indagano le relazioni e rilasciano informazioni incrociate in maniera istantanea. Ogni dato risulta collegato a un altro permettendo, come in un effetto domino, di reperire nuove informazioni, ampliando la propria ricerca.

Qual è stata la difficoltà maggiore incontrata nel corso del tuo trimestre di lavoro? E il risultato che ti ha soddisfatta di più?

Un ostacolo riscontrato riguarda le incertezze sull’estensione dei diritti d’autore dei programmi di sala digitalizzati di un teatro storico torinese (il Teatro di Torino), che non siamo riusciti a sciogliere per consentire il caricamento su Wikimedia Commons e di conseguenza l’inserimento su Wikidata: questo ha comportato una perdita di informazione notevole.
Nonostante le difficoltà, quasi tutte le fasi del progetto sono state per me entusiasmanti: sia quelle di caricamento manuale, in cui devi rappresentare in modo semplice la complessità delle relazioni specifiche che intercorrono tra i dati, sia quelle dedicate al caricamento automatico (attraverso tool creati dalla comunità Wikidata, come QuickStatements).
Sono poi oltremodo gratificanti i momenti finali delle query SPARQL, ossia le interrogazioni del database attraverso un particolare linguaggio macchina, in cui è possibile vedere in maniera globale il lavoro di arricchimento effettuato e, attraverso diverse combinazioni di ricerca, esplorare i dati imbattendosi in nuove informazioni collegate a quelle appena inserite.

Se dovessi spiegare con parole semplici come i Linked Open Data possono essere utili per le biblioteche o le istituzioni culturali e per il mondo della ricerca accademica, cosa diresti, anche alla luce della tua esperienza?

Il fine del lavoro è riuscire a dimostrare come il concetto di ricerca stia cambiando attraverso l’uso di queste nuove metodologie e anche far emergere l’importanza di un interesse verso il digitale e di una formazione culturale umanistica associata a competenze informatiche.
Questo costituisce un potente mezzo di svecchiamento del tradizionale approccio alla ricerca, consentendo di far dialogare in modo semplice i dati provenienti dalle varie fonti, agevolando e snellendo così il lavoro dello studente o del ricercatore/docente nel reperimento delle informazioni e dei testi che sono oggetto di approfondimento.

Qual è il tuo augurio per il futuro del progetto ?

Spero che l’Università di Torino prosegua nel lavoro intrapreso, digitalizzando e condividendo con licenze il più possibile aperte il materiale posseduto e approfondendo l’analisi critica dei materiali culturali per la pubblicazione di dati aperti correlati. In particolare, nel caso dei programmi di sala del Teatro di Torino, sarebbe utile proseguire lo studio delle identità dei personaggi/attori e delle relazioni che li collegano  e nel caso del periodico “Il Baretti” di Piero Gobetti – altro filone di indagine del progetto – ultimare il caricamento degli articoli su Wikisource e l’inserimento dei link sull’elemento Wikidata corrispondente.
Completare quest’ultimo lavoro, porterebbe a riunire e raccordare informazioni e materiali preziosi per comprendere e studiare l’attenzione rivolta negli anni Venti alla cultura (letteraria e teatrale, ma anche artistica) internazionale a Torino, facendo emergere talora figure meno note ma significative delle poetiche del tempo, ma anche facendo riaffiorare profili di critici e giornalisti, traduzioni, allestimenti e commenti critici di notevole importanza ai fini della ricerca.
In una ulteriore prospettiva di espansione della ricerca avviata con “Open Literature”, un lavoro analogo potrà essere svolto su altre testate giornalistiche del tempo, arricchendo così l’analisi della ricezione della cultura straniera a Torino tra le due guerre.

In bocca al lupo Lianna per il tuo futuro, ci auguriamo che l’Università di Torino segua i tuoi consigli!

Nell’immagine: Collegamenti tra i programmi di sala del Teatro di Torino e il periodico “Il Baretti” di Piero Gobetti: grafo realizzato grazie al progetto sviluppato da UniTo su Wikidata. Di Bianca Gai e Lianna Flavia D’Amato, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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