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Politecnico e Wikimedia insieme per una didattica a distanza vincente

Quali sono i risultati ottenuti da 59 studenti e dottorandi universitari formati on line da zero e messi a lavorare su Wikipedia per una settimana?
I numeri dei due corsi organizzati dal Politecnico di Milano, con la collaborazione di Wikimedia Italia, parlano di 152 nuovi voci su Wikipedia ed elementi su Wikidata, 578 modificate, 196 immagini caricate su Commons, per un totale di 379.000 parole aggiunte e 10.680 modifiche. 
Nei cinque giorni di lavoro effettivo, quindi, in media ogni studente – contando anche quei pochi che hanno abbandonato dopo il primo giorno – ha creato 2,5 voci o elementi dell’enciclopedia libera e degli altri progetti Wikimedia e ne ha modificati quasi 10.

Un risultato in linea a quello degli anni passati e interessante, in questi tempi di emergenza sanitaria, perché ottenuto erogando la formazione e il tutoraggio interamente on line, come didattica a distanza.

Prima di addentrarci nei risultati è utile avere qualche informazione sui due corsi in questione promossi, come negli anni passati, dai due docenti del PoliMi Guido Raos e Chiara Castiglioni. Il primo si è tenuto dal 22 al 26 giugno ed è stato la quarta edizione del corso intensivo Science, technology, society and Wikipedia, riservato ai dottorandi del Politecnico di Milano. Il secondo è stato tenuto dal 13 al 17 luglio all’interno della Summer School di IDEA League, una rete che unisce cinque prestigiose università scientifiche e tecniche europee. 

Le lezioni di entrambi i corsi sono state tenute da Andy Mabbett, fellow alla Royal Society of Arts (UK) e formatore accreditato da Wikimedia UK noto anche come uno dei più attivi Wikipediani in Residenza in Europa, coadiuvato dai nostri wiki-esperti Marco Chemello per Wikimedia Italia e Niccolò Caranti, per conto di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa.

Scopo di entrambe le iniziative formative è stato insegnare agli studenti, di provenienza internazionale, come contribuire e arricchire l’enciclopedia libera per le voci riguardanti i propri temi di studio e di ricerca, afferenti in prevalenza all’area delle discipline tecniche e scientifiche. La formazione, oltre che su Wikipedia e su Commons, è stata svolta anche su Wikidata: gli studenti hanno imparato cos’è e come utilizzare questo strumento utile per ogni ricercatore.

A Niccolò e Marco, i due formatori di Wikimedia Italia che fungono da tutor del corso sin dalla prima edizione, abbiamo chiesto se hanno trovato differenze nella quantità e qualità della contribuzione degli studenti di quest’anno. “La qualità e quantità dei contributi, da quando abbiamo iniziato questo progetto alcuni anni fa, si è sempre tenuta su livelli molto alti” afferma Marco. “E’ un risultato in parte atteso dato che i partecipanti sono studenti di dottorato, quindi persone che lavorano in modo approfondito sui temi delle loro ricerche e che hanno un’ampia capacità nel reperire in autonomia le fonti. Sono abituati a scrivere articoli accademici, pertanto lavorando sulle piattaforme wiki devono soprattutto imparare ad essere più chiari e divulgativi, dato che l’enciclopedia libera ha un pubblico molto più vasto e meno specializzato rispetto a quello delle riviste scientifiche a cui sono abituati.
Oltre ai dottorandi, anche gli studenti più giovani hanno sempre offerto contributi validi a Wikipedia inserendo contenuti di buon livello, malgrado qualche difficoltà linguistica in più dovuta allo scrivere in inglese ma che sono state quasi sempre risolte con l’aiuto dei loro pari nella fase finale di revisione incrociata, a cui sempre dedichiamo l’ultimo giorno del corso.”

L’erogazione dei due corsi in modalità a distanza ha richiesto un adattamento delle modalità didattiche. Abbiamo chiesto alla prof.sa Chiara Castiglioni e al prof. Guido Ras, organizzatori dei due corsi, in che cosa secondo loro il corso a distanza può avere penalizzato gli studenti e in che cosa eventualmente facilitato la loro formazione

“Fortunatamente non abbiamo avuto grosse difficoltà con la piattaforma didattica in videoconferenza ma in aula è certamente più facile l’interazione e la relazione sia tra docenti/tutor e studenti che tra gli studenti stessi. Dal vivo l’aiuto reciproco tra pari nasce spontaneamente.” ci dicono i due docenti “Per facilitare la comunicazione e la collaborazione abbiamo fatto uso di videocall parallele in stanze separate (breakout rooms), utili sia per lavorare in piccoli gruppi che per poter condurre colloqui con i singoli, come nei corsi dal vivo. Anche la chat presente sulla piattaforma, si è rivelata preziosa per fornire aiuti immediati agli studenti.”

“Una nuova difficoltà” – aggiungono – “sperimentata quest’anno è stato il fuso orario: ci siamo, infatti, trovati a lavorare con studenti non solo che parlavano lingue diverse ma anche che, a causa dell’emergenza sanitaria, si trovavano a casa propria in paesi con fusi orari molto differenti. Abbiamo dovuto cercare orari sostenibili per tutti per le lezioni sincrone e lavorare in modo asincrono per le altre ore. L’uso di una piattaforma di videconferenza ha consentito di registrare le lezioni e di riguardarle in differita, sopperendo alle difficoltà create dalle differenze di fuso orario.”

Sebbene il corso on line abbia portato ad ottimi risultati, Niccolò si augura un ritorno alla didattica in aula : “Per quanto faccia piacere evitare qualche ora di treno, continuo a preferire gli incontri in presenza, e non solo per i momenti di socialità che si creano prima, durante e dopo le lezioni. Per quanto Wikipedia sia nata per permettere a un numero indefinito di persone di collaborare online, per lavorare assieme in tempo reale la compresenza rende sempre tutto più semplice. Gli strumenti messi a disposizione del Politecnico hanno però permesso di tenere i corsi con successo anche così!”

Confermano i docenti del Polimi: “Nel complesso questi corsi si sono rivelati adatti a essere svolti tanto online quanto dal vivo, dato che la piattaforma principale che si usa in realtà è quella di Wikipedia, che è un’ottima piattaforma per contribuire da remoto e per interagire nelle discussioni. Alla fine del corso la soddisfazione da parte di tutti c’è sempre: è un’attività stimolante e un po’ diversa dalle solite, che piace ai giovani ricercatori. È questo il motivo per cui la riproponiamo ogni anno, questa volta addirittura con due corsi diversi!”

Nell’immagine: Gli studenti del Politecnico di Milano insieme ai loro docenti e ai tutor wikipediani. Di Marco Chemello (WMIT)CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons