Dietro le porte chiuse un mondo di contenuti aperti alla Biblioteca di Area Agraria dell’Università di Napoli Federico II

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Dietro le porte chiuse un mondo di contenuti aperti alla Biblioteca di Area Agraria dell’Università di Napoli Federico II

Le misure restrittive per l’emergenza coronavirus hanno costretto tutte le biblioteche, comprese quelle universitarie, a chiudere le porte agli studenti e al pubblico. Tuttavia, diverse istituzioni si sono attivate per trovare nuovi spazi di “apertura” online e consentire ai propri fruitori di accedere al patrimonio custodito direttamente dal proprio domicilio.
In questi giorni “concitati”, in cui sono in corso i preparativi per una prossima riapertura al pubblico, siamo riusciti a parlare con i nostri soci Nicola Madonna e Claudio Forziati – rispettivamente Direttore della Biblioteca di Area Agraria e Bibliotecario presso la Biblioteca del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II – che ci hanno aggiornato sulle loro attività durante il lockdown.

Com’è nato il percorso della Biblioteca di Area Agraria dell’Università di Napoli e su quali progetti collaborativi vi state concentrando?

Claudio: L’avvio delle nostre attività sui progetti Wikimedia risale al 2018, quando la Biblioteca di Area Agraria scelse di finanziare un laboratorio di formazione destinato ai bibliotecari, in cui si decise di coinvolgere anche i curatori museali del Centro Musa – il polo che gestisce i Musei della Reggia di Portici – e i dottorandi del dipartimento di Agraria.
L’esperienza durò diversi mesi, nel corso dei quali da un lato scoprimmo le potenzialità dei progetti Wikimedia, dall’altro comprendemmo che per raggiungere i risultati di condivisione che ci eravamo prefissati era necessario un impegno più sistematico da parte dei bibliotecari e degli studenti coinvolti. Insomma, Roma non si costruisce in un giorno!
Più volte abbiamo pensato di riprendere il lavoro, con l’idea di soffermarci soprattutto su Wikipedia, Wikidata e Commons, e creare nel nostro Ateneo un gruppo di lavoro permanente composto da bibliotecari in grado di contribuire al sapere libero.
Ciò che ci sembrava interessante non è solo valorizzare il grande patrimonio bibliografico a nostra disposizione ma anche dare vita a nuove sperimentazioni, come quella che abbiamo realizzato come consorzio interuniversitario connettendo il nostro SHARE Catalogue e Wikidata. Inoltre, abbiamo sempre ritenuto che i progetti collaborativi potessero essere straordinarie “palestre” di information e digital literacy da aprire tutta la comunità dell’Ateneo.
Nicola: La chiusura dettata dall’emergenza coronavirus ci ha dato la possibilità di inaugurare una nuova fase di lavoro che è iniziata il 20 marzo e che ha visto coinvolti i bibliotecari della Biblioteca di Agraria attivi in modalità smart working.
Sotto la sapiente guida di Claudio, i bibliotecari stanno completando il lavoro iniziato nel 2018, scrivendo e ampliando le biografie dei Direttori e dei maggiori studiosi della Scuola di Portici, nella Wikipedia in italiano e in alcuni casi, come per Alfonso Cossa, anche in inglese.
Inoltre, è stato inaugurato anche un filone di attività su Wikidata per creare o completare gli item corrispondenti, sia manualmente che con tool come TABernacle, Mix’n’match e Quickstatements.
Il progetto è in continuo ampliamento grazie anche al sostegno del prof. Mazzoleni, Direttore del Centro MUSA, con cui abbiamo discusso di nuove interessanti possibilità per il futuro: tra due anni si festeggeranno i 150 anni della Scuola di Portici e sarà per noi importante dare vita a nuove iniziative per celebrare degnamente questo anniversario.

A causa dell’emergenza coronavirus l’attività di formazione e contribuzione si è svolta a distanza: questo a vostro parere ha influito sulla didattica? Se sì, in modo positivo o negativo?

Nicola: Dal mio punto di vista, questa attività ha avuto solo aspetti positivi. La disponibilità dimostrata da Claudio e l’entusiasmo con cui i bibliotecari hanno aderito al percorso sono state determinanti per far ripartire il progetto, sfruttando questo lungo periodo di smart working.
Gli evidenti aspetti negativi – in primis, l’accesso ad un numero di fonti infinitamente meno ampio – non riescono a superare, a mio giudizio, il vantaggio enorme di potersi concentrare per tutto il periodo esclusivamente sui progetti Wikimedia, senza dover restringere la propria attività di scrittura a pochi scampoli di tempo, come era successo inevitabilmente due anni fa.
Questa situazione contingente ha sicuramente favorito l’efficacia della didattica e aumentato il livello di attenzione e coinvolgimento partecipazione dei bibliotecari coinvolti.

Le biblioteche universitarie al momento sono ancora chiuse al pubblico dunque questo progetto acquista ancora più valore, perché in qualche modo le rende “accessibili” attraverso i progetti Wikimedia! Quali fonti avete utilizzato e come avete fatto a consultare/selezionare i documenti?

Claudio: Le biblioteche dell’Università Federico II hanno chiuso tutti i servizi in presenza fino al 4 maggio. Da quella data in poi – compatibilmente alla messa in sicurezza delle strutture, del personale bibliotecario e degli utenti – alcune biblioteche hanno cominciato ad attivare pochi servizi in presenza. Ancora oggi e fino al 15 giugno, la modalità di lavoro privilegiata dalla nostra amministrazione sarà lo smart working.
La Federico II ha tuttavia attivato nel corso del tempo l’accesso ad un enorme numero di risorse elettroniche (tramite acquisto o abbonamento): banche dati, periodici elettronici, e-book disponibili anche da casa per tutti gli utenti dell’Ateneo (docenti, ricercatori, studenti e personale TA); in particolare, per lo sviluppo del nostro progetto, è stato fondamentale poter accedere alle pubblicazioni del Centro MUSA disponibili online ma anche alle fonti su Internet Archive o su altri importanti archivi elettronici a pagamento come JSTOR.
Ovviamente questa possibilità non riesce a compensare l’enorme perdita che riguarda l’inaccessibilità del patrimonio cartaceo (libri, periodici, opuscoli, miscellanee, carte geografiche, ecc.): ecco perché è fondamentale tentare di rendere il più possibile accessibile a chiunque e ovunque tutti i documenti non coperti da diritto d’autore.
Nicola: Questa è un’altra importante motivazione che ci spinge a lavorare costantemente con i progetti Wikimedia: rendere fruibile questo enorme patrimonio. Appena sarà consentito tornare in sede e lavorare in modo sicuro e continuo, speriamo di proseguire nell’attività di digitalizzazione già avviata e portare in Wikimedia Commons alcuni documenti di particolare importanza per la storia della Scuola di Agraria, ma anche della nostra Biblioteca, come ad esempio il Regolamento del 1915 a firma di Orazio Comes.

Il mondo delle biblioteche ha sempre avuto un legame particolare con i progetti Wikimedia, che si “nutrono” di fonti. Pensate che questo legame si sia rinsaldato e rafforzato alla luce della presente emergenza?

Nicola: Sempre, ma soprattutto in un periodo come questo, Wikipedia e tutti progetti Wikimedia rappresentano un formidabile strumento di consultazione generale a disposizione di tutti. Sicuramente è stato anche bello per noi vedere grandi editori scientifici mettere più largamente a disposizione delle comunità di ricerca le risorse documentarie durante la pandemia COVID-19.
Si tratta di notizie confortanti, ma a mio avviso serve un più solido cambio di prospettiva: la grande editoria accademica dovrebbe garantire un’apertura maggiore e l’accesso ai contenuti al numero più ampio possibile di persone ben oltre i periodi di emergenza.
Se le istituzioni culturali da un lato e gli editori dall’altro abbracciassero con maggior convinzione l’obiettivo di rendere il patrimonio culturale e la ricerca scientifica un bene liberamente fruibile e riutilizzabile, i progetti collaborativi come Wikipedia (e i suoi numerosi lettori!), ne trarrebbero vantaggio poiché la comunità che accresce e migliora l’enciclopedia libera avrebbe a disposizione una quantità decisamente maggiore di risorse autorevoli.
Claudio: Ancora oggi esistono interi settori del sapere che pubblicano esclusivamente all’interno di ecosistemi chiusi, spesso costosissimi, e istituzioni culturali che digitalizzano il proprio patrimonio applicando licenze estremamente limitanti.
È difficile dire se questo cambierà ma noi come bibliotecari e come wikimediani possiamo fare la nostra parte, lavorando per far acquisire a tutti i soggetti coinvolti la consapevolezza dei vantaggi che la diffusione della conoscenza rappresenta nel processo di crescita civile, sociale e culturale delle persone.

Nell’immagine: Illustrazione in “Historia naturale” di Ferrante Imperato, edizione del 1672. Di Biblioteca di agraria Università di Napoli, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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