Da Esino Lario al mondo: il patrimonio della collezione Tino Barindelli nelle piattaforme Wikimedia

borse di partecipazione State of the map 2026
Le borse di partecipazione di Wikimedia Italia per State of the Map 2026
5 Marzo 2026
Show all

Da Esino Lario al mondo: il patrimonio della collezione Tino Barindelli nelle piattaforme Wikimedia

Nel cuore della Lombardia, a Esino Lario, nasce una storia sorprendente, capace di intrecciare passione e memoria musicale alla cultura digitale contemporanea: quella di Martino “Tino” Barindelli e della sua straordinaria collezione dedicata al mondo dell’opera del Novecento.

Chi era Tino Barindelli

Tino Barindelli apparteneva a una famiglia benestante di Esino Lario. Era un uomo colto, appassionato di musica classica e profondamente innamorato dell’opera lirica. Barindelli visse la musica anche attraverso una fitta rete di corrispondenze con i grandi protagonisti della scena lirica internazionale quali cantanti lirici e direttori d’orchestra che si esibivano nei principali teatri del mondo. Molti rispondevano inviando fotografie in costume di scena, talvolta nei panni di personaggi iconici, accompagnate da dediche personali, biglietti o lettere.

Lettera del tenore Nicola Tagger, 1958 – collezione Tino Barindelli.tif di Tino Barindelli collection, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons

Un archivio unico sulla storia dell’opera

Barindelli raccolse e conservò con cura oltre un migliaio di documenti risalenti al periodo tra gli anni quaranta e gli anni Sessanta, con alcuni esemplari anche successivi: ritratti ufficiali realizzati dai teatri in occasione degli allestimenti operistici, fotografie promozionali, cartoline, lettere manoscritte.

Si tratta in larga parte di materiali legati a produzioni nei più importanti teatri lirici italiani e internazionali, tra cui il Teatro alla Scala. Molti degli artisti ritratti ricoprivano ruoli principali e sono oggi figure enciclopediche, ma non sempre adeguatamente documentate dal punto di vista iconografico. Se per alcuni direttori d’orchestra esistono archivi consolidati, molto più rara è la disponibilità di immagini storiche di cantanti lirici, soprattutto in costume di scena.

Alla morte di Barindelli, l’archivio è passato agli eredi. Le nipoti, riconoscendone il valore storico e culturale, insieme con il Comune di Esino Lario, hanno avviato un accurato processo di digitalizzazione, affidandosi a un fotografo professionista e annotando meticolosamente i dati relativi a ogni scansione.

Maria Meneghini Callas – collezione Tino Barindelli.tif di Tino Barindelli collection, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons

Da memoria privata a patrimonio aperto nelle piattaforme Wikimedia

Grazie all’incontro con Wikimedia Italia, già legata a Esino Lario per l’edizione 2016 di Wikimania – il raduno mondiale dei volontari dei progetti Wikimedia, ospitata dieci anni fa proprio nel comune lecchese – è stato condiviso l’obiettivo di rendere accessibile questo patrimonio. Gli eredi della famiglia Barindelli e il Comune di Esino Lario hanno deciso di promuovere la pubblicazione dei materiali in open access.

Le immagini vengono progressivamente caricate su Wikimedia Commons, corredate di metadati accurati e collegate alle relative voci su Wikipedia Wikidata.

Il lavoro è iniziato nel 2025 con un primo lotto di circa 200 ritratti di soprani. Nel 2026, volontari e staff di Wikimedia Italia stanno completando l’elaborazione del resto della collezione.

Boris Christoff, 1948 – collezione Tino Barindelli.tif di Tino Barindelli collection, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons

L’impatto della digitalizzazione dell’archivio Barindelli

I risultati della digitalizzazione del patrimonio sono già significativi.

Al 6 febbraio 2026, le immagini digitalizzate provenienti dalla collezione Barindelli sono 997. Di queste, 628 (63%) sono già utilizzate nei progetti Wikimedia: compaiono 2.804 volte in 2.079 pagine tra Wikipedia e altri progetti collegati, distribuite su 60 wiki in 56 lingue diverse.

Le visualizzazioni superano le 200.000 al mese, segno concreto di come un archivio nato tra le mura di una casa privata sia oggi diventato uno strumento di conoscenza a livello internazionale.

Eraldo Coda, Leporello in Don Giovanni, 1953 – collezione Tino Barindelli (cropped).tif di Tino Barindelli collection, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons

Le voci della famiglia Barindelli e del sindaco di Esino Lario

La trasformazione della collezione Barindelli in patrimonio pubblico è il risultato di una sinergia tra famiglia e amministrazione comunale. Ne raccontano il percorso Paola Febelli, nipote del collezionista, che ne ha promosso la donazione, e il sindaco di Esino Lario, Pietro Pensa, che ne evidenzia il valore storico e identitario per il territorio.

La testimonianza dell’erede Paola Febelli, nipote di Tino Barindelli

Sotto certi aspetti niente è più predestinato del Caso. Una mattina di grandi pulizie, come per caso, mi sono ritrovata a guardare i ricordi di mio zio Tino Barindelli, melomane, che per tutta la vita aveva collezionato fotografie, meglio se con dedica, di cantanti lirici e maestri d’orchestra.

 Il suo particolare stato di paraplegico gli aveva dato una enorme quantità di tempo libero per questa sua collezione. Scriveva una lettera all’artista con la richiesta di foto e dedica e inseriva una busta preaffrancata per la risposta. In oltre quaranta anni, aveva collezionato un grandissimo numero di foto di cantanti lirici e maestri d’orchestra.

 Parlatone per caso con un amico, anch’esso melomane, venivo a sapere che questa “collezione” poteva interessare moltissimo gli addetti ai lavori in quanto copriva oltre quaranta anni di attivita musicale in Italia e all’estero. Circa 1200 foto e una quantità di lettere di risposta ricevute. Una volta catalogate, prodotto un opuscolo che spiegava la provenienza, in prima istanza ho pensato di donare il tutto a qualche ente musicale di pregio per la loro biblioteca.
 

Pensando però che così facendo avremmo, sotto certi aspetti, “congelato” il contenuto della collezione in qualche scaffale più o meno polveroso ….. ho pensato di donare il tutto al Comune di Esino Lario dove “Zio Tino” aveva vissuto durante la guerra nella casa paterna e dove poi ha passato gran parte del suo tempo.

Tra l’altro, il Sindaco di Esino Lario Pietro Pensa era un amico mio dai tempi della gioventù e già negli anni scorsi si era prodigato per costruire un museo della storia locale tra le varie attività a favore del territorio, tra le quali mi ricordavo anche l’organizzazione nell’anno 2016 del raduno mondiale di Wikipedia proprio a Esino Lario.

Ecco come una serie di coincidenze mi ha portato a incrociare Wikipedia e le sue preziose pagine.

Il commento di Piero Pensa, sindaco di Esino Lario

È con profonda emozione e sincero orgoglio istituzionale che a nome dell’Amministrazione comunale annuncio l’acquisizione ufficiale della Collezione Tino Barindelli, un patrimonio che trascende il mero valore archivistico per configurarsi quale autentico lascito culturale e civile. Con questo atto, la nostra comunità rende omaggio a Martino “Tino” Barindelli, figura esemplare capace, partendo da un piccolo borgo montano, di stabilire un dialogo vivo e fecondo con il panorama artistico internazionale.
 

La vicenda umana e culturale di Tino Barindelli rappresenta una testimonianza straordinaria del fatto che la passione, la curiosità intellettuale e la dedizione all’arte non conoscono confini geografici né limitazioni materiali. Attraverso il canale, allora fondamentale, delle Poste Italiane, egli seppe costruire una rete epistolare di eccezionale ampiezza e valore, entrando in contatto diretto con alcune delle più eminenti personalità della musica e del teatro del Novecento. Tra queste si annoverano nomi di assoluto rilievo quali Zubin Mehta, Arturo Toscanini, Maria Callas, Boris Christoff e Wilhelm Furtwängler, i quali risposero con generosità all’iniziativa di un appassionato collezionista, inviando fotografie autografate e dediche personali. Tali materiali costituiscono oggi un corpus documentale di straordinaria rilevanza storica e artistica.

Per una comunità come Esino Lario, l’acquisizione di questo patrimonio rappresenta non soltanto un motivo di legittimo orgoglio, ma anche un’affermazione identitaria: essa ribadisce il ruolo del nostro territorio quale luogo di cultura, di apertura e di dialogo. Al contempo, la Collezione Barindelli assume un valore che supera i confini locali, ponendosi quale risorsa di interesse per studiosi, ricercatori e appassionati a livello internazionale. Essa consente infatti di restituire visibilità non solo alle grandi figure consacrate, ma anche a quegli artisti meno noti che hanno contribuito in modo significativo alla storia dello spettacolo e che rischiavano, altrimenti, di essere consegnati all’oblio.

Desideriamo esprimere la più profonda gratitudine a Paola e Renata Barindelli per la generosa donazione e per la volontà di condividere questo patrimonio con la collettività. Grazie altresì al lavoro di digitalizzazione e alla pubblicazione su Wikipedia, la collezione è oggi accessibile al pubblico globale, in linea con i principi della conoscenza aperta. Ogni documento è stato accuratamente digitalizzato in alta definizione, al fine di garantirne la conservazione e la fruizione nel tempo.

In segno di riconoscimento per l’infaticabile opera di Tino Barindelli, l’Amministrazione ha deliberato l’allestimento permanente di una selezione significativa della collezione presso il Cineteatro comunale. Tale esposizione costituirà un presidio culturale stabile, suscettibile di aggiornamenti temporanei, ma destinato a mantenere viva la memoria e il valore di questa straordinaria testimonianza.
 

Oggi, Esino Lario restituisce al mondo lo sguardo e l’eredità di un uomo che ha saputo coltivare grandi visioni, trasformando un piccolo centro montano in un punto di intersezione con la storia universale dell’arte e dello spettacolo.

Clicca qui per visualizzare la Collezione Tino Barindelli su Wikimedia Commons

Immagine in evidenza: Graziella Sciutti – collezione Tino Barindelli.tif (cropped) di Tino Barindelli collection, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons