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Si è svolta il 18 gennaio 2026, presso il Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino, la cerimonia di premiazione nazionale della quattordicesima edizione di Wiki Loves Monuments Italia 2025, organizzata da Wikimedia Italia nell’ambito della giornata di festeggiamenti per il 25º anniversario della fondazione di Wikipedia.
L’evento ha rappresentato un momento di incontro e condivisione per la comunità wikimediana e fotografica, celebrando sia l’enciclopedia libera sia l’edizione italiana del più grande concorso fotografico al mondo dedicato al patrimonio culturale.
A partire dalle ore 16:00, nella Sala Codici del Museo, sono state premiate le fotografie vincitrici e il pubblico ha avuto l’occasione di incontrare fotografi professionisti e amatoriali che, con il loro talento, contribuiscono alla missione della conoscenza libera. In concomitanza con la premiazione del concorso nazionale si è tenuta anche la premiazione del concorso regionale Wiki Loves Monuments Piemonte, giunto alla sua settima edizione.
L’edizione 2025 di Wiki Loves Monuments Italia, organizzata in collaborazione con la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) e con il patrocinio di ANCI e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha visto la partecipazione di 508 fotografi, di cui 239 nuovi utenti, che hanno caricato oltre 26.000 fotografie su Wikimedia Commons.
Grazie a questo risultato, l’Italia si è posizionata al terzo posto per partecipazione tra i Paesi partecipanti, confermando ancora una volta il forte coinvolgimento della comunità nella documentazione del patrimonio culturale nazionale.
Accanto al concorso tradizionale, il tema speciale dell’edizione 2025 è stato “Edifici pubblici e luoghi della memoria”, con l’obiettivo di raccogliere immagini libere di edifici pubblici come municipi, teatri e tribunali, oltre a sacrari e cimiteri, luoghi centrali per la memoria collettiva e l’identità dei territori.
Per il concorso nazionale sono stati premiati dieci scatti, cinque per ciascuna categoria. Sono stati inoltre assegnati il premio speciale “Monumento svelato”, dedicato al miglior scatto di un monumento non ancora presente su Wikimedia Commons, e il premio speciale FIAF.
Vi presentiamo le cinque foto vincitrici del concorso tradizionale, corredate dal commento di Simone Sabatini, membro della giuria e Direttore del Dipartimento Esteri FIAF.

“La Sacra di San Michele è un vero e proprio nido di aquila che si affaccia a strapiombo sulla sottostante Val di Susa; ben visibile da Torino sembra fare la guardia alla città dagli invasori che provengono dalle montagne. E’È un luogo magico, difficile da riprendere in tutta la sua bellezza; ci riesce molto bene l’autore che ci regala un’immagine pulita e chiara, capace di esprimere tutta la potenza e la bellezza del luogo. Buona la luce, buono il taglio e la scelta del cielo e delle montagne innevate che fanno da sfondo al soggetto, dove la mancanza di qualsiasi essere umano conferisce ancora più forza all’immagine.”

“Arrivare con l’automobile o con la bicicletta a Castel del Monte permette di visitare questa fortezza completamente chiusa, con pochissime porte e finestre, magnificamente conservata. Ma la ripresa dall’alto, presumibilmente ottenuta con un drone, offre un punto di vista diverso, capace di mettere in risalto la perfetta forma geometrica che compone questo monumento candido, avvolto dal mantello verde del bosco circostante. Solo una piccola figura umana si aggira solitaria intorno al maschio, ampliando il senso di solitudine ma esaltando, al contempo, le dimensioni della costruzione. Una ripresa attenta, una post produzione corretta evidenziano la qualità del fotografo che non lascia niente al caso…”

“Due gli elementi fondamentali di questa immagine: il gioco delle luci che circondano a festa gli edifici, pur nella loro candida monocromia, evidenziando i particolari delle singole pietre di cui si compongono le mura e le case, e la lunga esposizione della fotografia che non blocca l’immagine congelandola in un istante, bensì crea un dolce movimento delle acque che rende poetica tutta la scena. Un buono scatto, un punto di ripresa corretto, un cielo che aiuta nella composizione e nel guidare lo sguardo verso i punti fondamentali dell’immagine, una attenzione alle linee cadenti che confermano, anche in questo caso, la qualità del fotografo.”

“Un’immagine piacevole che proietta l’osservatore dentro una favola… Il castello illuminato, le luci accese nelle stanze, le stelle della volta celeste, la neve, gli alberi. Tutti elementi che sapientemente coordinati rendono l’immagine piacevole e di sicuro impatto; ci vuole poco a socchiudere gli occhi e sentire le note di un Valzer che suona. La fotografia notturna è una sfida; le luci parassite, i colori degradati, i tempi lunghi, le sensibilità elevate che devono essere impostate sul sensore, che si aggiungono al freddo della notte innevata, sono tutti elementi che confliggono con la realizzazione di una buona immagine. Ma se tutti i fattori sono ben giocati, come in questo caso, il risultato è estremamente piacevole.”

“La Basilica di San Francesco è un celebre luogo di pellegrinaggio, capace di offrire un’esperienza sia artistica che spirituale unica al visitatore, aspetto questo che questa fotografia, grazie anche al valore della luce bassa, radente e calda (in una giornata presumibilmente fredda, visti gli abiti dei pellegrini/turisti) bene trasmette all’osservatore. La composizione lascia un ampio spazio alla statua, posta in primo piano a destra; l’occhio dell’osservatore, inizialmente attratto dal chiarore della facciata della Basilica, si sposta in un secondo momento sulla statua scura, ben illuminata dal sole e lì si sofferma, ponendo all’osservatore dubbi e domande: chi è questo soldato? Perché è stato posto in questo luogo così importante? Perché non è presente la statua del santo? Oggi alle domande è facile e veloce dare risposte… Ma il fotografo ha raggiunto lo scopo più alto della fotografia, quello di porre dubbi all’osservatore e di farlo soffermare a riflettere. La bella fotografia lascia così lo spazio alla buona fotografia, quella che richiede una maggior attenzione e lettura.”
A seguire, scopriamo i cinque scatti vincitori della sezione sopracitata, nuovamente commentati da Simone Sabatini.

“Solo il titolo dell’immagine ci indica il luogo rappresentato nella fotografia… è impossibile risalirvi da soli; questo è un elemento fondamentale della fotografia cosiddetta “grafica”: ogni dettaglio, ogni elemento in eccesso, ogni “orpello” viene eliminato per lasciare il posto ad un minimalismo che rappresenta solo l’essenziale. Il tutto giocato su un bianco e nero fortemente contrastato, in cui anche le sfumature di grigio sembrano destinate a lasciare il posto alle estreme luci, o alle ombre più chiuse, senza però cadere nell’errore delle bruciatura delle luci o nella illeggibilità delle ombre. La composizione porta immediatamente l’occhio verso la figura in movimento… è una donna che passa? La parente di un defunto? O forse no… Forse non è una persona in carne e ossa, forse è una statua che sorveglia una tomba sottostante. Domande che si accumulano nella testa del lettore in una fotografia minimalista decisamente ben riuscita.”

“Uno scatto curioso, quasi pittorico, sicuramente attraente e che si lascia osservare. Nella sua semplicità questa immagine si fa largo fra le altre grazie alla bella luce che si rifrange dalla facciata del palazzo, ma anche per l’interessante contrasto fra la pietra asciutta e la parte bagnata. Bravo l’autore ad individuare nel piccolo specchio di acqua residua non una semplice parte di facciata, ma proprio l’angolo del palazzo che crea un bel movimento in tutto l’insieme rendendo interessante un’immagine che altrimenti avrebbe potuto essere banale.”

“I cimiteri monumentali sono luoghi ricchi di fascino, dove è possibile trovare, per un fotografo attento, molti spunti di ripresa e dettagli evocativi. Certamente il ricorso al bianco e nero, in questo caso morbido e non eccessivamente contrastato, aumenta il senso di spiritualità e di misticità che si respira in questi luoghi. Bravo il fotografo che riesce, attraverso il suo scatto, a far rivivere anche al lettore questi momenti di intimità. E il taglio dell’immagine inserisce anche un elemento di mistero: chi è questa donna parzialmente svelata? E perché si rivolge all’entrata del sepolcro? Aspetta la resurrezione di qualcuno posto all’interno o aspetta invece di entrarvi lei stessa?”

“Il Palazzo dei Normanni è un posto ricco di storia, fascino e di arte; un vero e proprio scrigno di tesori che emergono in ogni angolo e in ogni spazio. Anche alzando lo sguardo al cielo, gli occhi e l’anima si riempiono di colori, forme ed emozioni. Questo probabilmente era lo stato d’animo del fotografo nel momento in cui ha scattato; quasi un senso di impotenza di fronte a una tale bellezza creata dal genio umano. Nonostante l’emozione e il sicuro senso di smarrimento davanti a una tale scena, l’autore ha avuto la capacità di riprendere perfettamente l’immagine; non una sbavatura nella scelta della composizione e della esposizione; una fotografia molto buona, ricca di dettagli, di luci, di colori e di ombre che niente tolgono alla scena, creando anzi un bell’effetto tridimensionale!”

“Una foto evocativa scattata in un cimitero monumentale; un’immagine che attraverso il ricorso al bianco e nero e alla pioggia caduta, aumenta il senso di tristezza e di solitudine propria di questi luoghi. Le gocce sul mento e sul naso della statua danno vita all’opera che sembra così piangere per il defunto a cui sta porgendo un fiore. Una immagine interessante che soffre un po’ della complessità della scena: un cielo eccessivamente bianco e omogeneo, una figura non leggibile sulla destra, un elemento che sporge dal basso davanti al fiore, i rami dell’ulivo che sembrano fuoriuscire dal corpo della donna. Una composizione più attenta e riflessiva avrebbe giovato a questa immagine che comunque resta interessante e apprezzabile.”
Adesso lasciamo spazio alla fotografia vincitrice del premio “Monumento svelato”, anch’essa commentata da Sabatini. Lo scatto, realizzato nel cimitero di Desertes a Cesana Torinese, ritrae un monumento che fino a oggi non era ancora documentato su Wikimedia Commons. È l’immagine concettualmente più significativa del concorso, perché ne incarna pienamente lo spirito: portare alla luce luoghi e testimonianze poco conosciute, rendendole finalmente visibili e condivise.

“La montagna racchiude segreti custodendoli gelosamente fra alberi, torrenti e massi; a chi si inerpica per le strade, spesso strette e sterrate, svela le sue bellezze e la sua storia, mescolando il ricordo di vite e di comunità passate. E in questo il Piemonte è un territorio maestro, con i suoi paesini e borghi arroccati su ripidi pendici, con piccole comunità che resistono indomite nonostante le difficoltà di un isolamento sempre più arduo da accettare da parte delle giovani generazioni, che negli anni si sono disperse spostandosi verso le città. Oggi, però, le tecnologie creano nuove basi per permettere la sopravvivenza di questi borghi; la miglior possibilità di connessione con il resto del mondo può essere di stimolo per riportare nuove famiglie a vivere in questi luoghi incantati. E, sicuramente, fra le recenti tecnologie c’è da annoverare il drone, piccolo ma potente strumento che regala nuove visioni e nuove composizioni, svelando punti di vista e particolari difficilmente ritraibili con la fotocamera classica. E così con il drone l’autore ha potuto riprendere questo borgo, con la sua chiesa e il suo cimitero, incastonato fra conifere sempreverdi, latifoglie rosse per l’autunno avanzato, rocce di picchi aspri e irraggiungibili. L’assenza di persone, il cancello spalancato del minuscolo cimitero… tutto concorre a rendere piacevole l’immagine. Solo una macchina, parzialmente nascosta dietro a uno steccato di legno, ricorda che ancora la vita batte dietro alle finestre.”
Infine, vi mostriamo la fotografia vincitrice del Premio speciale FIAF, accompagnata dal commento di Debora Valentini, Direttrice del Dipartimento Social FIAF.

“In questa fotografia l’autore ci propone la parte nuova del Cimitero di San Cataldo, luogo iconico e profondamente legato all’immaginario fotografico. L’architetto Aldo Rossi concepì la struttura come una città dove “il rapporto privato con la morte torna a essere rapporto civile con l’istituzione”. L’edificio si presenta come una città silenziosa, fatta di ripetizioni, vuoti e assenze. Le finestre ricordano quelle di un quartiere abitato, ma si aprono su uno spazio sospeso, che rimanda alla città dei vivi senza mai coincidere con essa. La geometria rigorosa dell’edificio costruisce un ordine quasi astratto, che tuttavia non risulta freddo. La luce, il bianco delle superfici e il gioco delle ombre nette restituiscono un luogo in cui il tempo sembra rallentare. In questo equilibrio, la presenza umana – piccola ma ben riconoscibile – diventa essenziale: dà misura allo spazio e introduce una relazione emotiva. Come nello sguardo di Luigi Ghirri, che lo fotografò negli anni 80, l’attenzione si sposta dal monumento all’esperienza. L’opera di Aldo Rossi viene restituita nella sua dimensione quotidiana e poetica, spogliata di ogni retorica, capace di trasformare l’assenza in forma e il vuoto in significato. La fotografia riesce così a evocare una suggestione profonda e duratura, che va oltre la descrizione dell’architettura e interroga lo sguardo di chi osserva.”
Immagine in evidenza: Sant’Ambrogio di Torino – Sacra di San Michele – 2025-09-29 15-35-04 001.jpg di Federico_Milesi, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons