

Settembre è stato un mese ricco di ricorrenze e avvenimenti che hanno riportato sotto i riflettori personaggi e vicende molto diverse tra loro: dal venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre alla scomparsa di Emma Bonino, passando per il ricordo di Carlo Acutis e l’interesse per alcuni nuovi protagonisti dello sport italiano, come Kimi Antonelli e Michael Kayode. Non sono mancati, inoltre, gli effetti delle novità televisive e cinematografiche, con il ritorno di storie e personaggi come Lizzie Borden e Giovannino Guareschi. Con il contributo dei volontari Oltrepier e Paul Gascoigne, abbiamo raccolto e commentato le dieci voci più lette su Wikipedia in italiano tra il 1° e il 30 settembre 2026.
Lo scorso 7 settembre, il primo anniversario della canonizzazione di Carlo Acutis da parte di Papa Leone XIV ha aperto un periodo ricchissimo di omaggi alla memoria del giovane santo, scomparso precocemente nel 2006. Durante i suoi 15 anni di vita, Acutis mostrò una devozione cattolica non comune, distinguendosi soprattutto per la sensibilità verso compagni e ultimi e per il suo interesse verso l’uso di Internet come strumento per comunicare la fede.
Nel tempo, alla memoria del santo sono state dedicate chiese, siti web, libri e opere d’arte, anche grazie all’attivismo della madre Antonia Salzano. Più di recente, anche due nuovi film hanno contribuito ad alimentare la fama di Acutis: il primo, Il mio nome è Carlo, è stato trasmesso in chiaro su Canale 5 lo scorso 27 settembre, attirando più di 4 milioni di spettatori in prima serata. Il secondo film, Carlo Acutis – Il giovane santo, è invece un documentario biografico realizzato con il benestare della famiglia, e distribuito nelle sale cinematografiche dal 15 ottobre.
A oltre un secolo di distanza, la vicenda di Lizzie Borden è tornata sotto i riflettori grazie alla quarta stagione della serie televisiva antologica Monster, trasmessa in esclusiva su Netflix a partire dallo scorso 17 settembre. La donna, qui interpretata dall’attrice Ella Beatty, fu al centro di uno dei processi più celebri e controversi della storia giudiziaria statunitense, in cui venne assolta dall’accusa di aver ucciso i suoi genitori. Insieme alla sorella Emma (Billie Lourd), era cresciuta in una famiglia molto ricca, ma conduceva una vita segnata dalle rigide restrizioni imposte dal padre (Charlie Hunnam) e dalla matrigna (Rebecca Hall).
Il 4 agosto 1892, fu Lizzie stessa a trovare in casa i corpi dei due, entrambi uccisi a colpi d’ascia, e ad avvertire la polizia. I sospetti si concentrarono presto su di lei, anche a causa di alcuni elementi ritenuti compromettenti: nella casa venne rinvenuta un’ascia ripulita, compatibile con l’arma del delitto, mentre Lizzie fu vista bruciare un vestito che si sospettava avesse indossato il giorno degli omicidi e che non venne mai più ritrovato. Nonostante gli indizi a suo carico, fu assolta al termine del processo, poiché la giuria non ritenne possibile che una donna potesse essere responsabile di una violenza tanto brutale. Dopo il processo, Lizzie ed Emma continuarono a vivere nell’agiatezza fino alla loro morte, che avvenne nel 1927, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra.
L’esperta politica italiana è morta lo scorso 11 settembre, a 78 anni, a causa di alcune complicanze respiratorie, legate anche ai postumi del tumore al polmone di cui si era ammalata nel 2015, per poi guarirne nel 2023.
Nata a Bra nel 1948, Bonino si prese la scena politica per la prima volta negli anni Settanta, in cui fu una delle protagoniste più in vista delle battaglie per i diritti delle donne in Italia, contribuendo fra le altre cose all’approvazione legge attualmente vigente sull’aborto nel 1978. Negli anni successivi, diventò uno dei volti di spicco del Partito Radicale italiano, insieme a Marco Pannella, con cui promosse numerose iniziative e leggi a tutela dei diritti civili e umani e del diritto internazionale. Fu deputata e senatrice (più volte in entrambi i casi), commissaria europea (dal 1995 al 1999), ministra di commercio internazionale e affari europei nel governo Prodi II, e degli affari esteri nel governo Letta. Anche nei suoi ultimi anni di vita, nonostante la malattia, rimase attiva politicamente nel partito liberale ed europeista +Europa, da lei stessa fondato nel 2017.
L’amata “bandiera” dell’Inter e della nazionale italiana è venuta a mancare lo scorso 18 ottobre, all’età di 83 anni. Figlio del calciatore Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino tragicamente scomparso nella tragedia di Superga, Sandro esordì in Serie A con l’Inter nel 1961, in un derby molto controverso contro la Juventus. Rimase legato per tutta la carriera alla maglia nerazzurra, di cui vestì anche la fascia da capitano e con cui disputò 570 partite tra il 1961 e il 1977, segnando 162 reti e vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Con l’Italia, invece, giocò dal 1963 al 1974, spesso insieme al rivale (sul campo) Gianni Rivera, vincendo l’Europeo del 1968 e laureandosi vice-campione del mondo ai Mondiali del 1970. Candidato per ben nove volte al Pallone d’oro, Mazzola è incluso nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dall’IFFHS, nonché nelle “hall of fame” del calcio italiano e dell’Inter.
Se il 2026 è stato l’anno della consacrazione del pilota bolognese nell’élite della Formula 1, l’incredibile vittoria nel Gran Premio d’Italia a Monza lo ha definitivamente consacrato anche agli occhi del pubblico italiano, che sembra finalmente aver trovato un nuovo punto di riferimento negli sport motoristici dopo il ritiro di Valentino Rossi. Costretto a partire dall’ultima posizione in griglia, a causa di una penalizzazione per la sostituzione del motore, durante la gara Antonelli è stato protagonista di una rimonta entusiasmante, culminata con la conquista del gradino più alto del podio. Un successo che ha reso meno amaro per il pubblico monzese il fine settimana della Ferrari, incapace invece di andare oltre il sesto posto con Lewis Hamilton (il compagno di scuderia Charles Leclerc si è invece ritirato).
Oltre a consentirgli un allungo decisivo nella corsa al titolo, la vittoria ha anche reso Antonelli il primo italiano a vincere una gara in Italia dai tempi di Riccardo Patrese, che si impose nel Gran Premio di San Marino del 1990, nonché il primo a trionfare nel Gran Premio d’Italia dopo Ludovico Scarfiotti, nell’edizione del 1966.
A venticinque anni di distanza, gli attentati dell’11 settembre 2001 continuano a occupare un posto centrale nella memoria collettiva. Le immagini degli aerei che si schiantano contro le Torri Gemelle, seguite dal crollo dei grattacieli nel cuore di New York, sono diventate uno dei simboli del nuovo millennio.
La risposta agli attentati da parte dei governi statunitensi ha contribuito a ridisegnare gli equilibri geopolitici e a segnare profondamente i decenni successivi, prima con l’avvio della guerra in Afghanistan e, successivamente, dell’intervento in Iraq – decisi dall’amministrazione Bush – fino all’uccisione di Osama Bin Laden, guidata dall’amministrazione Obama. Ancora oggi, le conseguenze di quell’evento si ripercuotono sulle tensioni in Medio Oriente che hanno portato all’attuale crisi energetica.
Il centravanti tedesco è approdato ufficialmente alla Juventus, in prestito dal Newcastle, il 1° settembre scorso, andando cosí a rinfoltire le scelte in attacco a disposizione del tecnico Luciano Spalletti.
La carriera di Woltemade ha raggiunto il suo apice soltanto da pochi anni: cresciuto calcisticamente nel Werder Brema, l’attaccante aveva segnato appena due gol in Bundesliga prima di passare allo Stoccarda, con cui è invece andato in doppia cifra nella stagione 2024-2025, contribuendo anche alla vittoria della coppa nazionale. Questo successo, unito all’exploit personale degli Europei Under-21 dello stesso anno, gli era valso un trasferimento al Newcastle, in Premier League, in cui ha però avuto un rendimento discontinuo, anche a causa di un cambio di ruolo. Nel frattempo, però, Woltemade è rimasto una presenza fissa della nazionale tedesca, con cui ha partecipato anche agli ultimi Mondiali, in cui però la Germania è stata eliminata ai sedicesimi di finale dal Paraguay.
Fra i volti nuovi del secondo ciclo di Roberto Mancini sulla panchina della nazionale italiana, si è affermato con particolare decisione il terzino piemontese, attualmente in forza al Brentford, in Premier League. A lungo considerato in bilico nella scelta fra l’Italia e la Nigeria (Paese d’origine dei suoi genitori), in realtà Kayode non ha mai messo realmente in discussione la possibilità di vestire la maglia azzurra: un sogno che si è finalmente avverato lo scorso 28 settembre, quando ha esordito da titolare nella vittoria per 4-1 in casa della Turchia in Nations League, a cui ha contribuito con un gol e tante rimesse laterali.
Nato a Borgomanero nel 2004, Kayode ha praticato l’atletica prima di iniziare a giocare a calcio; dopo essere stato scartato dal settore giovanile della Juventus, si è affermato giovanissimo con il Gozzano, in Serie D, per poi passare alla Fiorentina, con cui ha debuttato in Serie A nel 2023. In seguito alla vittoria dell’Europeo Under-19 nel 2023 e alle prestazioni in maglia viola, a inizio 2025 il terzino si è unito al Brentford, che lo ha riscattato nel maggio seguente e di cui è tuttora uno dei giocatori più rappresentativi.
L’artista emiliano, nato nel 1908 e morto nel 1968, è entrato nell’immaginario collettivo italiano, raccontando con ironia le contraddizioni dell’Italia del secondo dopoguerra, attraverso le storie di Don Camillo e Peppone. La sua attività, tuttavia, è stata ben più ampia di quella legata ai due celebri personaggi. Guareschi fu infatti giornalista, umorista, vignettista e direttore del settimanale Candido, attraverso le cui pagine intervenne spesso, con toni polemici e anticonformisti, nel dibattito politico del suo tempo.
Il recente film televisivo Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, trasmesso da Rai 1 il 20 settembre scorso, racconta la storia della vita dell’artista (interpretato da Giuseppe Zeno), segnata prima dalla prigionia nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale, seguita al rifiuto di sostenere il regime fascista, e poi dalla detenzione in carcere negli anni cinquanta, in seguito alla condanna per diffamazione nei confronti di Alcide De Gasperi.
Chiude la classifica la serie televisiva britannica ideata da Guy Ritchie e che ironizza sul mondo della criminalità organizzata, riprendendo personaggi e ambientazione dell’ omonimo film del 2019. Nella seconda stagione, uscita su Netflix il 3 settembre scorso, si è aperto un nuovo capitolo delle vicende di Eddie Horniman (Theo James) e della sua famiglia, che dopo aver ereditato una villa in campagna scoprono che al suo interno si cela una piantagione di marijuana, gestita da Susie Glass (Kaya Scodelario). I nuovi episodi seguono Eddie e Susie in una trasferta in Italia, dove si trovano a trattare con pericolosi boss mafiosi.
Immagine in evidenza:
Emma Bonino 2017 crop di Francesco Pierantoni, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
2026-08-23 Motorsport, Formel 1, Großer Preis der Niederlande 2026 STP 3010 (cropped2) di Steffen Prößdorf, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons