Dieci anni di mappe libere: il compleanno del capitolo italiano di OpenStreetMap

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Dieci anni di mappe libere: il compleanno del capitolo italiano di OpenStreetMap

Il capitolo italiano di OpenStreetMap festeggia un compleanno importante: dieci anni di attività all’interno di Wikimedia Italia come capitolo locale riconosciuto dalla OpenStreetMap Foundation (OSMF). Un anniversario che non è solo una ricorrenza simbolica, ma l’occasione per ripercorrere una storia fatta di volontariatoinnovazionecollaborazione e crescita continua di una delle più grandi comunità di produzione di dati geografici liberi al mondo.

Il 27 gennaio 2016Wikimedia Italia ha firmato l’accordo con la OpenStreetMap Foundation, diventando capitolo locale ufficiale e il secondo a livello mondiale dopo l’Islanda. In Italia, OpenStreetMap ha trovato una casa capace di offrire supporto legale, amministrativo e organizzativo, mantenendo al centro il ruolo fondamentale della comunità dei mappatori e delle mappatrici.

In questi dieci anni, il progetto è cresciuto enormemente: da iniziativa di nicchia a database utilizzato quotidianamente da cittadini, aziende, pubbliche amministrazioni, ricercatori, escursionisti, ciclisti e sviluppatori. Un percorso che si inserisce pienamente nella missione condivisa da OpenStreetMap e Wikimedia Italia: rendere la conoscenza, geografica e non solo, libera, accessibile e riutilizzabile da chiunque.

Un 2025 ricco di risultati e collaborazioni

L’ultimo anno è stato particolarmente significativo per il capitolo italiano di OpenStreetMap, con progetti che hanno dimostrato la maturità dell’ecosistema comunitario costruito nel tempo.

Il rinnovamento di Tuttocittà, che ha scelto OpenStreetMap come fornitore dei dati geografici, rappresenta un passaggio storico: una piattaforma iconica della cartografia italiana che si affida a dati aperti e collaborativi, confermando la qualità e l’affidabilità del lavoro della comunità.

Le iniziative di mappatura collaborativa hanno continuato a crescere e diversificarsi. Il progetto “Facciamo Luce”a Milano ha coinvolto volontari e studenti del Politecnico di Milano nella mappatura della rete di illuminazione urbana, mostrando come OpenStreetMap possa essere uno strumento concreto per migliorare la conoscenza e la gestione degli spazi urbani.

Di rilievo anche il progetto dei volontari del mese di ottobre, dedicato alla mappatura di 30 piccoli centri italiani: la comunità ha aggiornato la cartografia libera e aggiunto oltre 39 mila dettagli utili, tra cui 22.600 edifici, relativi a borghi e paesi che spesso non trovano spazio nelle mappe commerciali. Nel mese di novembre, l’evento FOSS4G-it & OSMit 2025 ha riunito a Trento comunità, ricercatori e professionisti del mondo dei dati e del software geografico libero, confermando il ruolo centrale dell’Italia nel panorama geospaziale open.

FOSS4G-IT – OSMit 2024 11 di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Alle origini del capitolo italiano: l’intervista a Simone Cortesi

Per raccontare come tutto è iniziato, abbiamo intervistato Simone Cortesi, ex tesoriere e segretario della OpenStreetMap Foundation, che il 27 gennaio 2016, insieme a Martijn van Exel per OpenStreetMap Foundation, firmò l’accordo con Wikimedia Italia che sancì la nascita del capitolo locale italiano.

Alla base di quella scelta c’era la volontà di far parte di qualcosa di più grande:

“L’idea è stata quella di far parte di qualcosa di più grande, di un’associazione che avesse ideali simili a quelli della OpenStreetMap Foundation e in Wikimedia Italia ho trovato un terreno fertile per questo. La comunità era molto grande; io ho cominciato a lavorare in OSM prima ancora che esistesse un dominio nel web.”

Cortesi racconta i primissimi anni di OpenStreetMap, quando il progetto era ancora sperimentale e fortemente legato all’iniziativa di Steve Coast, imprenditore britannico che nel 2004 ha fondato OpenStreetMap in Inghilterra:

“Steve aveva iniziato a scrivere un po’ di codice, all’epoca si facevano delle donazioni (come Patreon) e, arrivato a un certo obiettivo, ha sviluppato una cosiddetta ‘feature’ , la sua idea. […] Inizialmente, OpenStreetMap renderizzava solo il centro di Londra: Steve è partito da lì, fino ad arrivare al Galles e all’intera Inghilterra.”

In Italia, il contributo passava anche attraverso il lavoro di relazione con le istituzioni:

“Io non ero particolarmente bravo a scrivere codice, ma avevo una grossa base di competenze nei legami con la pubblica amministrazione, quindi ho cominciato a liberare dati “ad Simonem”: chiedevo l’autorizzazione affinché mi dessero la possibilità di pubblicare i dati e renderli liberi.”

Anche i ricordi di Cortesi dei primi mapping party restituiscono tutta la dimensione pionieristica di quegli anni:

“Ricordo ancora il primo mapping party a Pavia, che si è concluso con l’upload dei dati a casa mia; prima non era così semplice avere le password del wifi dei bar in città… Per raccogliere i dati usavamo dei dispositivi GPS che avevano un tasto d’accensione e un marcatore temporale. Li tenevamo sui nostri zaini: il dispositivo registrava un segnale GPS e, ogni 5 secondi circa, segnava la coordinata, creava un file GPX e caricavamo le tracce su OSM. Lì, cercando il mio profilo, si possono vedere migliaia di tracce: non c’erano ancora le immagini satellitari, quindi non si poteva sapere cosa si trovasse in un determinato luogo da una foto; bisognava capirlo dalla quantità di punti GPX che si trovavano in quel posto. Il motivo per cui Steve ha iniziato con OSM è che aveva bisogno di una mappa di Londra che ancora non esisteva. Io, in quel periodo, mi stavo per trasferire a Londra, avevo conosciuto Steve tramite una newsletter e anche io in quel momento avevo bisogno di una mappa della provincia di Pavia dove sono nato e cresciuto. All’epoca ero attivo nel settore dell’idroelettrico, avevo bisogno di sapere dove si trovassero i fiumi e le varie confluenze e non c’era nulla di tutto ciò che vediamo adesso. Non potevi andare online e scaricare un dataset dei fiumi della Lombardia, così come Steve non poteva fare nulla con Londra. E… II primo punto posizionato in Italia su OSM è il Ponte della Becca a Pavia, dove si trova la confluenza tra il fiume Po e il Ticino, proprio a pochi chilometri da casa mia.”

Martijn van Exel (OpenStreetMap Foundation) and Simone Cortesi (WikiMedia Italia) signing the agreement between OSMF and WMI for the Italian Chapter di Martijn van Exel, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Le voci della comunità

A raccontare l’evoluzione di OpenStreetMap in Italia sono le persone che, giorno dopo giorno, hanno contribuito al progetto. Abbiamo chiesto ad alcuni volontari di condividere la loro esperienza, i cambiamenti osservati e le prospettive future.

Stefano Sabatini

“Da quando ho iniziato a contribuire attivamente nel 2011, ho cercato di partecipare ad iniziative di diffusione del progetto, a partire dalla serie di M’Appare Genova nel 2012 dove avevamo approcciato università, pubblica amministrazione ed aziende. Negli anni, con l’aumentare dei partecipanti abbiamo visto aumentare notevolmente anche la qualità del lavoro. Così, da “giocattolo” per gli addetti ai lavori, OSM è diventata una piattaforma che ospita una collezione di interessi specifici: dagli appassionati di infrastrutture agli escursionisti, e che viene migliorata anche grazie ai contributi sempre più numerosi degli utilizzatori “passivi” (utenti di navigatori o semplici visitatori di mappe che utilizzano i nostri dati). Un grande contributo a livello locale è stato dotarsi di una rappresentanza ufficiale tramite Wikimedia Italia che ci ha permesso di interagire in maniera più strutturata con la platea di interessi che da soli non avremmo potuto coinvolgere. Mi viene in mente la convenzione che abbiamo sottoscritto con il CAI per interfacciare il Catasto Sentieri con OpenStreetMap, e il lavoro – spesso dietro le quinte – della figura della project manager di WMI per OSM, fino ad arrivare al successo dell’anno scorso che vede Tuttocittà utilizzare OSM come fornitore di dati geografici. Con il capitolo abbiamo avuto occasione di poter utilizzare le potenzialità del mondo Wikimedia: dall’utilizzare le infrastrutture tecnologiche per fare esperimenti che hanno portato al servizio degli estratti, a sperimentare l’integrazione fra OSM e Wikidata (anni prima che si diffondesse)… Abbiamo organizzato due conferenze internazionali e tante altre iniziative. In futuro, spero che il tema della conoscenza aperta sia sempre più visibile e necessario, rendendo sia il mondo Wikimedia che il mondo OpenStreetMap indispensabile al grande pubblico e che questa coesistenza di rappresentanza unica al mondo possa portare altre opportunità di sviluppo per i nostri progetti.”

Maurizio Napolitano

“Il mio primo contributo ad OpenStreetMap risale al 2007. Ricordo bene quel momento, non tanto per l’oggetto in sé – una semplice informazione geografica – ma per la sensazione: stavo contribuendo a diffondere conoscenza. Venivo dal mondo del software libero geografico e per me vedere dati che diventavano mappe era già affascinante. Ma OpenStreetMap aveva qualcosa in più: quei dati potevano essere usati da chiunque, per qualsiasi scopo. All’epoca non era affatto scontato, anzi, chiedere i dati aperti, era considerato ancora l’inizio di una lunga battaglia. Quello che mi ha fatto restare, però, non sono state solo le mappe: è stata la comunità. Le mailing list, le discussioni infinite, le persone che incontravi prima online e poi dal vivo. Gente con competenze profondissime e gente che non sapeva nulla di geografia o GIS, ma aveva voglia di contribuire. C’era chi mappava per passione, chi per necessità, chi perché amava camminare, andare in bici, esplorare. Percorsi diversissimi che convivevano senza gerarchie. Ho conosciuto così i primi pionieri italiani, persone che oggi fanno parte della storia di OpenStreetMap (uno su tutti Simone Cortesi). Non come “eroi”, ma come individui che dedicavano tempo, energia, entusiasmo a qualcosa in cui credevano davvero. E ho capito molto presto una regola fondamentale: in OpenStreetMap non conta chi sei, ma cosa fai. Negli anni, ho vissuto momenti complessi e bellissimi: le discussioni sul cambio di licenza, i primi mapping party, la nascita di OSMit, il desiderio di dare alla comunità italiana una casa riconoscibile. Quando si è trattato di capire come strutturarsi, ho sostenuto l’idea di guardare a Wikimedia Italia. Non perché fosse la soluzione più semplice, ma perché OpenStreetMap stava diventando qualcosa di più grande del solo ambito geospaziale. Un progetto capace di attrarre persone che non arrivavano da percorsi tecnici, ma da passioni, bisogni, curiosità. Non è stato tutto immediato. L’incontro tra mondi diversi richiede tempo, pazienza e presenza. Ma OpenStreetMap funziona così: per do-ocracy. Chi fa, decide. E io ho sempre creduto che fosse un enorme punto di forza. Nel tempo ho contribuito in molti modi: mappando, raccontando, organizzando. Ho parlato di OpenStreetMap in radio, in TV, sui giornali. Ne ho parlato anche in tre TEDx, perché sentivo il bisogno di spiegare che le mappe non sono solo tecnologia, ma cultura, politica, responsabilità. Ho fatto parte del direttivo di Wikimedia Italia e oggi sono nel direttivo della OpenStreetMap Foundation. Un luogo che molti non vedono, ma che è fondamentale per garantire che questo progetto resti libero, sostenibile e indipendente. OpenStreetMap ha influenzato profondamente il mio percorso professionale, ma soprattutto il mio modo di stare nelle comunità. Mi ha insegnato che costruire beni comuni richiede tempo, ascolto e una disponibilità reale a mettersi in gioco. Restituire parte del mio tempo a OpenStreetMap non è un favore che faccio a qualcuno. È il modo più naturale che conosco per dire grazie a un progetto che mi ha insegnato cosa significa davvero “costruire insieme”.”

Federica Gaspari

Se mi guardo indietro, devo essere onesta: il 2025 mi ha visto più nelle vesti di “esploratore solitario” che del collaboratore assiduo che cerco sempre di essere. Eppure, anche se ho sentito la mancanza delle mappature collettive, i momenti condivisi hanno lasciato un segno profondo. I ricordi migliori di questi mesi? Sicuramente il progetto WikiImparare con la scuola Morosini Manara di Milano. Continuare il lavoro sul ‘Wiki-Giardino’ e vedere gli studenti scoprire che la natura esiste anche nella nostra ‘giungla di cemento’, imparando al contempo a usare strumenti digitali, è stata una grande vittoria. E poi le iniziative con i PoliMappers: anche se meno numerosi, i mapathon sono stati significativi. Dalla collaborazione con il PouL per il campus Leonardo, al progetto “Facciamo Luce” sulla rete di illuminazione urbana. Non sarei qui a raccontarlo senza il supporto di persone speciali: grazie a Giovanna Ranci per avermi coinvolto nuovamente con le scuole, a Dina e Huy per essere stati i migliori compagni di mappatura, e al Prof. Taichi Furuhashi per aver portato una passione contagiosa (e una fantastica camera a 360°!) in ogni singolo incontro.

“Facciamo Luce” – gruppo di lavoro 2 di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Alessandro Palmas

Non è certo semplice condensare gli ultimi 10 anni in poche righe di un’attività che da hobby è diventata un lavoro e continua ad essere tutt’ora anche un hobby. Dall’entusiasmo della partenza (avevo finalmente trovato una Wikipedia delle mappe) a fine 2007, disegnando una mappa quasi vuota, alla riscoperta dell’escursionismo per mappare i sentieri in Liguria e basso Piemonte. Gli ultimi 10 anni hanno visto una profonda modifica in tutti gli aspetti del progetto OSM. Ovviamente, la densità e la tipologia degli oggetti mappati è cresciuta a dismisura; la conoscenza della mappatura per l’accessibilità di strade e negozi aggiunse entusiasmo al progetto. Qualche anno prima della nascita del Capitolo Italiano di OSM, iniziammo a bussare alle porte delle Amministrazioni locali. Ecco, in quegli incontri mi consideravo quasi un “eretico delle mappe”, trovandoci a parlare con funzionari che ci introducevano all’informazione geografica “autoritativa”, che giravano quasi sempre su sistemi software non Open Source (e spesso ne coglievamo le contraddizioni nei loro cicli di aggiornamento del dato spesso quinquennali). Trovammo però anche molte persone disposte ad ascoltarci; ma, tranne qualche caso, era difficoltoso allacciare intese o rapporti ufficiali: ci mancava un riconoscimento ufficiale, una carta intestata. Ed ecco che verso la fine del 2015 avvenne la naturale svolta, facendo prima conoscenza, poi unendosi a Wikimedia Italia che garantiva un solido supporto legale/amministrativo e con la quale condividevamo gli ideali di comunità e condivisione della conoscenza. I primi anni hanno visto sbocciare sinergie con diverse Amministrazioni, che a loro volta hanno condiviso informazioni importanti. Parliamo ad esempio di alcuni milioni di numeri civici che successivamente sono stati importati in OSM, ma anche di accordi e iniziative che sono ancora in vigore, come ad esempio l’accordo col Club Alpino Italiano che si è aperto – cosa non banale per un’istituzione che ha radici profonde con la storia e la tradizione italiana – alle nuove tecnologie informatiche. E intanto i mappatori continuavano a mappare a piedi, in bicicletta, treno o auto, con GPS e smartphone sempre più precisi e potenti. E in pochi anni le mappe e i dati, usate da sfondo o come base per elaborazioni, hanno avuto sempre più piede nella vita di tutti i giorni degli iItaliani… E ormai non passa giorno che non appaiano in televisione o su qualche quotidiano o rivista.

Alessandro Sarretta

“Il fatto che in Italia il capitolo locale di OSMF sia rappresentato da Wikimedia Italia è una unicità a livello mondiale di cui andare fieri, perché fornisce supporto, coordinamento e risorse a per la comunità dei volontari OpenStreetMap difficilmente replicabili. In questi 10 anni insieme, mi sembra che molte iniziative organizzate da WMI (organizzazione di eventi, finanziamenti mirati, creazione di gruppi di lavoro, coordinamento con altre associazioni e iniziative) abbiano aiutato a semplificare e arricchire le attività di mappatura dei volontari OSM. Da volontario OpenStreetMap e appassionato di software geografico libero e dati aperti, ho trovato in WMI una realtà ricca di persone appassionate, di valori, di esperienza, che credo fornisca una casa ideale per supportare il lavoro di chi ha cuore non solo OpenStreetMap, ma più in generale il tema dei dati e dell’informazione geografica libera. Molto altro c’è da fare, soprattutto in termini di supporto ai gruppi e alle attività locali, ma si sa che le cose funzionano se ci sono persone di buona volontà che si impegnano a farle funzionare e su questo sono convinto che WMI e OSM avranno modo di continuare a lavorare anche nei prossimi 10 anni insieme!”

Lorenzo Stucchi

“Wikimedia Italia ha dato alla comunità OpenStreetMap una casa stabile, capace di valorizzare il lavoro dei volontari senza mai sostituirsi ad essi. Questo ha reso possibile affrontare sfide complesse e ambiziose: dal dialogo strutturato con le pubbliche amministrazioni, come nel caso della convenzione con AMAT, all’organizzazione di eventi di rilievo nazionale come OSMIT e internazionale come State of the Map 2018 a Milano e State of the Map 2022 a Firenze, fino alla gestione continuativa di servizi e progetti a supporto della comunità.

Grazie a Wikimedia Italia, la comunità può oggi contare su strumenti concreti come un’istanza di Tasking Manager e sui servizi di estrazione dati: attività spesso poco visibili, ma essenziali per rendere OpenStreetMap sempre più accessibile, affidabile e utilizzabile nel lavoro quotidiano di mappatori e mappatrici.

Questi risultati importanti pongono davanti a una domanda centrale: come può’la comunità supportare Wikimedia Italia affinché supporti ancora meglio la comunità? Guardando al futuro, credo che solamente con il coinvolgimento diretto di un numero maggiore di volontari OSM all’interno dell’associazione sia possano immaginare e realizzare insieme progetti sempre più grandi e di maggiore impatto.

GEOdaysIT 2023 – OpenStreetMap group photo di Anisa Kuci, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Uno sguardo rivolto al futuro

Dieci anni dopo la nascita del capitolo italiano, OpenStreetMap continua a essere un progetto vivo, in evoluzione, capace di adattarsi ai cambiamenti tecnologici e sociali senza perdere la propria identità: le mappe libere non sono solo uno strumento tecnico, ma un bene comune costruito collettivamente, giorno dopo giorno.

Il compleanno del capitolo italiano di OSM è quindi non solo una celebrazione del percorso svolto fino ad oggi, ma un invito a guardare avanti verso nuove collaborazioni, nuovi contributori e nuove mappe da disegnare insieme.

Buon compleanno OpenStreetMap Italia!

Immagine in evidenza: State of the Map 2022 – group photo 10 di Carlo Prevosti for Wikimedia Italia, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons