
Per gli italiani, luglio è stato un mese segnato dal grande interesse per il nuovo Odissea di Christopher Nolan, ma anche per lo sport, tra il Mondiale di calcio e il secondo Wimbledon consecutivo di Jannik Sinner. Con il contributo dei volontari Oltrepier, Paul Gascoigne e Àncilu, abbiamo raccolto e commentato le dieci voci più visualizzate su Wikipedia in italiano nel mese di luglio 2026.
Dopo l’anteprima mondiale del 6 luglio a Londra, la nuova pellicola targata Christopher Nolan è approdata nella maggior parte delle sale internazionali, incluse quelle italiane, fra il 16 e il 17 luglio. In soli quindici giorni, Odissea è riuscito a conquistare la cima del nostro podio, ma il risultato è tutt’altro che inaspettato: il film si è rivelato fin da subito una ricetta vincente, anche grazie a un cast composto da nomi del calibro di Anne Hathaway, Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Lupita Nyong’o e Charlize Theron. A questo si aggiunge un soggetto tanto classico quanto capace di attirare ancora l’interesse del grande pubblico: il celeberrimo poema omerico. Le premesse per questo successo hanno trovato riscontro nel pubblico, non senza alcune polemiche, nella critica specializzata, che ha accolto il film con voti molto alti, e al botteghino, dove gli incassi hanno superato il miliardo di dollari su scala globale.
Lungo tutta la prima metà di luglio, molte persone hanno continuato a cercare notizie sull’ultima edizione della rassegna iridata (#1) e, probabilmente, a ripercorrere la storia della competizione, che la nazionale italiana ha vinto quattro volte (1934, 1938, 1982 e 2006), ma da cui, allo stesso tempo, è assente da tre edizioni consecutive. Sarà Roberto Mancini, tornato ufficialmente sulla panchina azzurra il 28 luglio scorso, a guidare la squadra che cercherà di riportare l’Italia sul palcoscenico più importante del calcio internazionale.
Il mese di luglio si è chiuso con la notizia della scomparsa dell’amata bandiera del Milan, morto a 66 anni mentre era ricoverato all’Istituto Humanitas di Rozzano. Appena due giorni prima, si erano diffuse sul web false notizie sulla sua morte, poi smentite dal Milan, che aveva invitato a rispettare la privacy dell’ex calciatore. Considerato uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano e internazionale, Baresi ha legato interamente la propria carriera al club rossonero, con cui giocò dal 1977 al 1997, vestendo la fascia da capitano per quindici anni e collezionando un totale di 719 presenze. Fu il leader della difesa del Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello, formando una storica linea a quattro insieme a Tassotti, Costacurta e Maldini; inoltre, è stato protagonista di un’epoca che portò il club a conquistare sei scudetti e tre Coppe dei Campioni, oltre a numerosi altri trofei internazionali. Con la nazionale italiana, vinse il Mondiale nel 1982, pur non scendendo mai in campo, e fu il capitano nella finale del Mondiale statunitense del 1994, dove fece un miracoloso ritorno in campo ad appena 25 giorni da un’operazione al menisco, e disputò contro il Brasile una prestazione di altissimo livello, nonostante l’errore ai calci di rigore. Dopo il ritiro, Baresi mantenne un profilo particolarmente riservato, continuando a legare le proprie apparizioni pubbliche soprattutto al Milan e ad attività istituzionali.
Il 19 luglio ha ufficialmente segnato la conclusione della ventitreesima edizione della Coppa del Mondo, estesa per la prima volta a 48 squadre ed ospitata in tre nazioni diverse: Messico, Stati Uniti e Canada. Il torneo è stato vinto dalla Spagna, che ha superato per 1-0 in finale l’Argentina grazie a un gol dell’attaccante Ferrán Torres nei tempi supplementari: la Roja si è così guadagnata il proprio secondo titolo iridato, dopo quello del 2010, e il quinto trofeo in meno di vent’anni, considerando anche i tre successi agli Europei del 2008, del 2012 e del 2024. Oltre alle prime volte di cui scrivevamo nella scorsa puntata, la competizione ha registrato varie controversie degne di nota, ma anche un importante successo di pubblico. Per esempio, la partita finale è stata guardata da quasi 12,5 milioni di spettatori italiani e da più di 60 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti, nonostante la squadra di casa fosse già stata eliminata agli ottavi di finale.
L’attaccante norvegese, al suo esordio ai Mondiali di calcio (#4), si è preso prepotentemente la scena assieme alla sua nazionale, grazie ad una serie di ottime prestazioni che l’hanno consacrato come uno dei migliori giocatori al mondo. Grazie alle sue sette reti, fra cui spicca la doppietta che ha eliminato il Brasile agli ottavi di finale, il centravanti del Manchester City ha guidato la Norvegia sino ai quarti di finale, miglior risultato di sempre per gli scandinavi, tornati ai Mondiali a 28 anni dall’ultima partecipazione dopo aver dominato (con buona pace dell’Italia) il loro girone di qualificazione.
Arrivato ormai al suo sesto e, probabilmente, ultimo Mondiale (#4), l’attaccante argentino non è riuscito a far sì che la nazionale argentina si riconfermasse Campione del Mondo dopo la vittoria nel 2022, ma ha comunque consolidato la propria reputazione di fuoriclasse. Dopo la tripletta all’esordio contro l’Algeria (alla presenza numero 200 in nazionale), Messi ha continuato a segnare e a compiere giocate decisive lungo il resto del torneo, trascinando l’Albiceleste fino al secondo posto finale. Inoltre, per un breve periodo, è diventato il miglior marcatore complessivo (con 21 reti totali) nella storia della Coppa del Mondo, record in precedenza appartenuto a Miroslav Klose. Anche se il suo primato è stato superato da Kylian Mbappé, risultato anche capocannoniere del torneo, Messi ha collezionato un’altra serie di prestazioni che, al netto della sconfitta all’ultimo atto, ne hanno confermato lo status come uno dei calciatori più influenti e talentuosi di sempre.
La presenza in classifica del poema di Omero, certamente dovuta all’enorme successo del film omonimo di Christopher Nolan (#1), ci lascia con un dubbio: come può un’opera così antica rimanere così affascinante nel corso dei secoli? Tramandata oralmente fin dall’VIII secolo a.C, l’Odissea racconta le peripezie del lunghissimo viaggio di Ulisse da Troia, dopo la fine della guerra, sino a Itaca, attraversando un’infinità di ostacoli, che permettono di dimostrare tutta l’arguzia del condottiero. Tutto ciò è accompagnato da innumerevoli tópoil etterari, ma il cuore del racconto è il nostos, cioè il topos del ritorno a casa. È infatti l’universalità dei topoi utilizzati a rendere questo capolavoro di epica immortale e interessante sotto più punti di vista, anche per via del suo potenziale reinterpretativo: tra riferimenti, parodie e adattamenti in altri formati artistici, come il teatro, la pittura o il cinema, quest’opera rimane viva tutt’oggi, anche nel linguaggio comune, tramite l’uso figurato del termine “odissea”. Ed è così che la popolarità del film di Nolan viene in parte spiegata: si tratta di un soggetto che riesce a parlare anche al pubblico odierno. Inoltre, la rinascita dell’interesse nei confronti dell’opera è stata così importante da riuscire a oltrepassare i confini di Wikipedia ed estendersi ad altri progetti Wikimedia, come Wikisource, dove in molti hanno consultato la pagina sull’Odissea, nella versione tradotta dal grecista Ettore Romagnoli.
Il giovanissimo talento del Barcellona, nato il 13 luglio, non poteva chiedere un regalo migliore per il suo diciannovesimo compleanno: alcuni giorni dopo, infatti, ha partecipato alla vittoria della Coppa del Mondo di calcio (#4) da parte della Spagna. Pur non essendo un protagonista assoluto del successo, come fu invece per l’Europeo del 2024, Yamal ha contribuito in maniera attiva al secondo titolo iridato delle Furie Rosse: per esempio, segnando uno dei gol nella partita vinta per 4-1 contro l’Arabia Saudita al primo turno, oppure procurandosi il rigore del vantaggio nel 2-0 ai danni della Francia in semifinale.
Se nel calcio l’Italia continua a far fatica, nel tennis è ormai una delle nazioni guida anche grazie al tennista altoatesino, confermatosi a luglio campione di Wimbledon per il secondo anno consecutivo. Dopo la crisi fisica che gli era costata l’eliminazione al Roland Garros, Sinner si è presentato ai nastri di partenza del torneo inglese senza nemmeno un match preparatorio sull’erba. Dopo un primo turno un po’ incerto, che lo ha visto battere Kecmanović solo al quinto set, Sinner ha poi vinto facilmente i turni successivi. Nella finale contro il campione di Parigi Zverev, ha inizialmente concesso il primo set al tie-break, per poi rimontare nei tre successivi e difendere con successo il proprio titolo, che gli è valso anche la centesima vittoria nel Grande Slam.
L’apprezzatissimo artista è venuto a mancare lo scorso 11 luglio a Capri, isola che gli aveva dato i natali e il soprannome a cui doveva la sua fama. Nato col nome di Giuseppe Faiella nel 1939, cominciò a suonare e studiare il pianoforte da autodidatta ancora bambino. Durante l’adolescenza, diventò celebre a Capri e ad Ischia prima come parte del “Duo Caprese” (insieme al batterista e suo storico collaboratore Ettore Falconieri) e in seguito come leader dei “Capri Boys”, poi ribattezzati “Rockers” una volta scritturati dall’etichetta Carisch. Nel corso della sua carriera decennale, Peppino Di Capri si distinse come uno dei maggiori rappresentanti italiani del twist (ne è testimone il brano St. Tropez Twist), pur essendo capace anche di unire la canzone napoletana a generi come il blues, il funk e lo ska. Il pianista partecipò per ben quindici volte al Festival di Sanremo, vincendolo nel 1973, con Un grande amore e niente più, e nel 1976, con Non lo faccio più; inoltre, nel 2023 ricevette il premio alla carriera proprio sul palco dell’Ariston. Nel marzo del 2025, era stato omaggiato dal biopic Champagne – Peppino di Capri, andato in onda su Rai 1 e dedicato al brano più amato del suo repertorio.
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