

Come cambia il nostro modo di informarci nell’era dell’intelligenza artificiale? E quali competenze servono, soprattutto ai più giovani, per utilizzare questo strumento in modo consapevole?
È partito da queste domande l’intervento di Daniele Santini, vicepresidente di Wikimedia Italia, alla conferenza stampa svoltasi al Senato della Repubblica e promossa da ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori.
L’incontro ha messo al centro il rapporto tra nuove generazioni, formazione, lavoro e innovazione, presentando anche i risultati dell’Osservatorio LAB21 “Giovani, Innovazione e Futuro 2026”. Dalla ricerca emerge, tra gli altri dati, che il 47,1% degli intervistati individua nel digitale e nella tecnologia i settori con maggiore potenziale per la crescita dei giovani, mentre il 69,4% degli under 35 dichiara di sentirsi poco o per nulla rappresentato dalle istituzioni.
In questo scenario, parlare di competenze digitali non significa soltanto imparare a utilizzare nuovi strumenti. L’intelligenza artificiale ha reso ancora più semplice accedere a una grande quantità di informazioni, ma proprio questa abbondanza rende più complesso distinguere ciò che è affidabile da ciò che non lo è. La capacità di orientarsi tra fonti diverse, verificarne l’attendibilità e riconoscere contenuti inaccurati, fake news o informazioni generate dall’IA diventa quindi sempre più importante.
È il tema dell’information literacy, cioè la capacità di cercare, valutare e utilizzare consapevolmente le informazioni. Come ha spiegato Santini nel corso del suo intervento, se l’intelligenza artificiale rende molto più semplice ottenere una risposta, diventa ancora più importante interrogarsi sulla qualità delle informazioni che riceviamo e sulle fonti che le sostengono.
La capacità di analizzare e verificare le fonti è quindi una delle competenze fondamentali da sviluppare. In questo percorso, ha sottolineato Santini, Wikipedia può rappresentare una vera e propria palestra: il suo funzionamento permette a chiunque di contribuire alle voci, ma richiede che le informazioni inserite siano supportate da fonti pubbliche e verificabili.
Imparare a confrontarsi con le fonti e a verificarne l’affidabilità significa quindi sviluppare concretamente quelle capacità di pensiero critico che diventano sempre più necessarie nell’attuale ecosistema informativo.
La seconda competenza indicata da Santini è la data literacy, ovvero la capacità di trovare, comprendere, interpretare e utilizzare i dati.
Nel panorama tecnologico attuale, ha spiegato, la quantità e la qualità dei dati disponibili possono avere un ruolo determinante tanto nella ricerca quanto nelle attività economiche e nell’innovazione. Per studenti, ricercatori e giovani innovatori diventa quindi fondamentale saper individuare fonti di dati affidabili e accessibili, anche per ridurre il divario informativo e strategico rispetto a realtà già strutturate e dotate di maggiori risorse.
In questo contesto assumono particolare valore le fonti di dati aperti, come OpenStreetMap e Wikidata, insieme agli open data messi a disposizione dagli enti pubblici. Si tratta di patrimoni informativi che possono essere consultati, analizzati e riutilizzati per sviluppare nuove ricerche, progetti e applicazioni.
Per Santini, la possibilità di accedere a questi dati rappresenta quindi non soltanto una questione tecnologica, ma anche un’opportunità per favorire l’accesso alla conoscenza e mettere a disposizione di studenti e giovani innovatori strumenti utili per il proprio lavoro.
C’è infine una terza dimensione: quella della partecipazione.
Se i social network hanno reso più semplice comunicare, non significa necessariamente che abbiano migliorato la qualità della discussione pubblica. Allo stesso modo, osserva Santini, l’intelligenza artificiale può facilitare la produzione di contenuti e informazioni, ma non garantisce automaticamente che questi siano migliori o più affidabili.
Per questo è importante che i giovani non rimangano semplici fruitori passivi delle informazioni, ma possano diventare anche produttori e contributori attivi della conoscenza. Anche in questo caso i progetti di conoscenza aperta possono offrire uno spazio concreto per esercitare la collaborazione, il confronto e la partecipazione a una discussione pubblica costruttiva.
Wikipedia, in questa prospettiva, non è soltanto uno strumento da consultare, ma anche un progetto al quale contribuire: un ambiente in cui le persone possono partecipare alla costruzione di una conoscenza condivisa, confrontandosi con le fonti e con il contributo degli altri.
A partire dai temi affrontati al Senato, Santini ha poi raccontato più nel dettaglio il lavoro di Wikimedia Italia e il ruolo dei giovani nell’associazione:
“Essere a Palazzo Madama è stata l’occasione per portare in un contesto istituzionale il punto di vista di chi, ogni giorno, costruisce conoscenza libera insieme a volontari e volontarie di tutte le età. L’intelligenza artificiale ha reso l’accesso all’informazione più semplice, ma ha anche reso più difficile distinguere ciò che è affidabile da ciò che non lo è. Per questo pensiero critico, verifica delle fonti e capacità di usare i dati aperti diventano competenze essenziali. Wikipedia e gli altri progetti aperti come Wikidata e OpenStreetMap sono un’ottima palestra: chiunque può contribuire, ma ogni informazione deve essere sostenuta da fonti verificabili. È lo spirito del laboratorio “Wikipedia e fake news al tempo dell’intelligenza artificiale”, che abbiamo portato al Book Pride di Milano nel 2025 e nel 2026 e che riproporremo all’edizione di Genova. Questi progetti insegnano anche a collaborare e a diventare autori della conoscenza, invece di semplici consumatori. In Wikimedia Italia i giovani non sono solo destinatari delle nostre attività, ma protagonisti: gli under 35 rappresentano un quinto dei soci, undici di loro ricoprono cariche sociali, due fanno parte del consiglio direttivo, e un gruppo di lavoro composto da giovani sta progettando attività e incontri pensati proprio per i loro coetanei. A chi vuole mettersi in gioco diciamo: unitevi a noi. Ai decisori chiediamo di fare la loro parte: portare l’educazione all’informazione nei programmi scolastici e rendere aperti, con licenze libere e in formati leggibili dalle macchine, i dati pubblici e il patrimonio culturale digitalizzato con fondi pubblici.”
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Immagine in evidenza: Department of the Air Force launches NIPRGPT di U.S. Air Force, Pubblico dominio, da Wikimedia Commons